Nuovo direttivo Scuola

Il nuovo direttivo della Scuola Pietramora:

Direttore                                               Cappelli Mauro INA Sez Forlì

Vicedirettore Alpinismo                      Donini Davide INA Sez Rimini

Vicedirettore Arrampicata Libera     Giannatempo Marcello IAL Sez Cesena

Vicedirettore Scialpinismo                  Marabini Paola ISA Sez Faenza

Segretario e Tesoriere                         Modanesi Loris  IA Sez  Rimini

+ invitati permanenti ai Consigli Direttivi i 6 Presidenti delle sezioni o persone di loro fiducia

Cucci Pietro

Pietro Cucci.

“Ha iniziato a frequentare la montagna fin da ragazzo ma è dall’anno 2003 che comincia a dedicarsi maggiormente all’alpinismo e successivamente anche all’arrampicata sportiva.

E’ Operatore del Soccorso Alpino Emilia Romagna del CNSAS dal 2012.

Iscritto alla Sezione di Rimini, entra nella Scuola come Aspirante nel 2013 ed è Istruttore Sezionale di Alpinismo dal 2014.”

Foto Pietro Cucci

Nel 2014 è vicepresidente della sezione CAI di Rimini.

Tiezzi Paolo

Entrato nella scuola nel 2013 come Istruttore Sezionale di Alpinismo.

Socio della sezione di Forlì ed iscritto al C.A.I. dal 2003.

Ha partecipato al Corso di Arrampicata Sportiva organizzato dal C.U.S.B. nel 2002 e, successivamente, al Corso di Alpinismo organizzato nel 2003 dalla sezione C.A.I. di Macugnaga e dal Corpo Guide Alpine Macugnaga. Nel 2013 è stato Aspirante Istruttore Sezionale.

2012-08-Via Comici Col de Varda-2

 

 

Mambelli Marco

Come storia alpinistica che dire: circa 7 anni fà vedendo alcuni arrampicatori che salivano il Campanil Basso rimasi affascinato dal mondo dell’arrampicata e subito pensai di iscrivermi ad un corso di arrampicata sportiva a Forlì. Dopo un anno esatto andai a fare la mia prima via in montagna che fù proprio la Preuss al Campanil Basso. Da lì l’amore per la montagna è stato inarrestabile ed oggi posso contare oltre 120 ripetizioni di vie su  
roccia in montagna….
marco mambelli..
All’arrampicata su roccia poi ho affiancato anche salite su ghiaccio e scialpinismo.

Entrato nel 2013 come Istruttore Sezionale di Roccia.

Settore Pastamatic Perticara

Sabato 3 Agosto……..Perticara, tanti amici si sono ritrovati per dedicare questo nuovo settore di arrampicata a GianLuca Perfetti, pasta01 (2)Pastamatic per tutti…….commozione per il ricordo fatto dal Presidente del CAI di Faenza SANYO DIGITAL CAMERA e e dal Direttore della Scuola  ma anche allegria, quella che era sempre con lui.

 

SANYO DIGITAL CAMERA  SANYO DIGITAL CAMERA SANYO DIGITAL CAMERA SANYO DIGITAL CAMERASANYO DIGITAL CAMERASANYO DIGITAL CAMERASANYO DIGITAL CAMERA Poi la Pro loco di Perticara ha invitato tutti al Museo della Miniera ed ha offerto oltre alla bellissima visita del Museo  anche un rinfresco. La Pro loco tramite il suo Presidente ha dimostrato una grande sensibilità per questo evento ed ha appoggiato in pieno l’iniziativa, un GRAZIE grandissimo anche a loro, ed un invito atutti quelli che non l’hanno ancora fato di visitare il Museo che merita veramente.SANYO DIGITAL CAMERA SANYO DIGITAL CAMERA

Il becco d’acquila

Catinaccio – Rupi del Larsech

“Becco d’Aquila”

Via Siloga (parete sud-ovest)

8 Luglio 2013

 

Passione o fede?

“….le passioni sono irruenti, schiantano e travolgono ogni cosa, ci isteriliscono il cuore e la mente, e poi passano lasciando solo distruzioni compiute… invece l’ Alpinismo è fede che entra dolcemente nei nostri cuori e li trasporta alle magnanime imprese… può affievolirsi, ma poi ritorna a scaldarci i petti con maggiore energia.

Chi ama la Montagna e la sua natura non può non amare l’Alpinismo in tutte le sue forme… e ci riportano a un secolo fa quando i giovani di allora, imberbi ancora, ma caldi di passione di vette si assemblavamo nelle piazze dei paesi e dai loro petti usciva il loro grido di fede: “Viva le Dolomiti! Viva l’Alpinismo!”

Questo dicono a noi cronache di eroi delle pareti… ma a noi giovani che cosa devono dire? Devono dire la fede dei nostri padri? O le passioni giovanili?”

(Anonimo)

 

 

La scelta di una “via” non è cosa semplice…più arrampico e più me ne rendo conto; entrano in gioco tantissimi fattori non solo legati alla vita quotidiana (famiglia, lavoro, tempo a disposizione, ecc) ma anche alla vicinanza della stessa, il meteo, il compagno e il proprio stato di “forma”, il grado e le difficoltà a cui si andrà in contro.

Con l’esperienza sto imparando che una volta fatta la scelta è bene confrontare non solo varie relazioni che si possono trovare su guide e/o internet, ma magari chiedere un po’ in giro a chi l’ha già fatta per farsi svelare quei piccoli e grandi segreti che ogni via porta in se.

Al di là delle difficoltà riportate nelle relazioni le mie scelte si stanno orientando verso vie alpinistiche di stampo “classico” magari prima degli anni 20/30 senza ovviamente disdegnare anche quelle successive tenendo sempre ben presente chi fu l’apritore! (Per una via di IV/V di Messner aspetterei ancora qualche anno).

Tempo fa sfogliando la guida di Bernardi dedicata al Catinaccio mi colpì particolarmente una relazione, “Il Becco d’Aquila” ai dirupi del Larsec (zona ancora molto “selvaggia” e da esplorare); forse la caratteristica forma della vetta, quello strano sentimento di “farfalle nello stomaco” appena letta la relazione, la linea di ascensione particolarmente accattivante, mi folgorarono!

La relazione parlava di una via recente come apertura (1988) ma di stampo e con difficoltà classiche; dove il passaggio chiave (V grado) risultava comunque ben protetto.

Mi si insinuò dentro come un spit nella roccia, non so bene il perché, ma più la studiavo e più  chiedevo informazioni più mi attraeva, ok deciso! Si fa!

Nei giorni stabiliti per l’ascensione il Corso AR1- 2013 diretto da Guido sarà impegnato in zona Catinaccio (Torri del Vajolet, Punta Emma, ecc.) e trovato anzi, trovata la compagna d’avventura chiedo a Guido “ospitalità” nel pullman che ben volentieri viene accettata.

“Campo base”, Rifugio Gardeccia, a 40/50 minuti dall’attacco, con ottima cucina e camere confortevoli; la mattina del sabato (il programma prevedeva due giorni) la sveglia suonò presto, il pullman con gli Istruttori della Scuola Pietramora e gli allievi partiva da Faenza alle 4,30 del mattino; la Pizzi (Chiara Pizzingrilli) puntualissima passa a prendermi alle 4, recuperati anche altri due ragazzi forlivesi impegnati al corso ci dirigiamo al punto di ritrovo.

Percorrendo la Val di Fassa verso il parcheggio dei pulmini che ti portano a Gardeccia il meteo non sembrava promettere nulla buono; visto la complessità della via propongo a Chiara di farla la domenica in modo da avere più tempo a disposizione (e magari un meteo migliore) e il sabato dedicarlo a una via nelle vicinanze; nata recentemente (2002), chiamata “Vuoto d’aria” che affronta la parete sotto il Rifugio Vajolet, “Via” questa di stampo nettamente sportivo, ben attrezzata a spit e soste con catene, valutata max 5b.

Non particolarmente lunga (5 tiri), l’ottima chiodatura (superflui friend, nut e chiodi) e un aereo passaggio appesi a una fune per raggiungere l’ultimo tiro, la rendono piacevole e ideale per mezze giornate o con tempo incerto, infatti in poco più di due ore la percorriamo senza particolari problemi, a tiri sempre alterni, dove il passaggio chiave è un bello strapiombo da superare con un passo “bulderoso” ma con un cordone per rinviare decisamente utile in caso di azzero; l’arrivo è posto sotto la grande croce a 50 metri dai rifugi.

La Pizzi da me definita una “Bestia da Parete” alzarsi alle 3, 5 ore di pullman, una via comunque impegnativa, non le era bastato e così verso le 16 mi propone un “soft-trekking” di un paio d’ore giusto per fare ora di cena.

Al rientro al rifugio incontriamo gli amici Chiara Montanari e Franz, si sarebbero fermati li per la notte, con l’obbiettivo il giorno dopo di scalare anche loro “Vuoto d’Aria” perché il “Becco d’aquila” l’avevano fatta l’anno prima.

La serata, accompagnata da un’ottima cena, vino e grappe scorre via in allegria, allietata anche dai resoconti delle nostre prime esperienze tragicomiche che cominciano ad affollare i nostri curriculum, ma è sempre tutta esperienza!!

Crollato nel letto, la notte dormii profondamente e il mattino mi sentivo carico e prontissimo, la sveglia alle 6.30 ci ricorda che è ora di alzarsi, prepararsi, fare colazione e incamminarsi verso l’attacco; la giornata era fresca e limpidissima; per colazione “faccio il pieno” di energie, ce ne sarà bisogno!

Salutati gli amici Chiara e Franz ci dirigiamo lungo il sentiero che va verso la “Ferrata delle Scalette” fino a un ometto posto alla fine di un immenso ghiaione; da li uscire dal sentiero e risalirlo.

La guglia a forma di testa d’aquila è ora di fronte a noi, riconoscibilissima, maestosa, un po’ mi intimorisce e allo stomaco mi riprende quella sensazione di “battito di ali di farfalle”; un misto tra emozione, voglia di scalarla e quella sana “strizza” che ti mette in guardia dai tanti pericoli che la vita di sottopone.

La dura salita alle 7,30 del mattino è tutto un programma; l’attacco sempre più evidente e il Becco, quasi a snobbare la nostra presenza, sembra lanciarci degli avvertimenti ma anche invitarci alla sfida.

Odio i termini giornalistici “Montagna killer”, “Montagna assassina” o “Montagna maleddetta”, siamo noi spesso con le nostre azioni a determinare un destino che può sembrare crudele; siamo noi gli assassini e i maledetti che uccidiamo le nostre anime, i nostri principi, i nostri sogni senza renderci conto dei baratri in cui ci infiliamo; loro sono lì da milioni di anni e per milioni di anni ci saranno; siamo di passaggio, le Montagne sono uno specchio della nostra anima, delle nostre paure, non sono loro a determinare il successo o l’insuccesso di una impresa, ma la nostra capacità interiore di saper affrontare in quel dato momento le sfide che ci vengono sottoposte e le paure che inevitabilmente l’ignoto fa sorgere.

Via, via che ci avviciniamo alla parete la lieve traccia si fa sempre più ripida; estraggo dalla tasca la relazione con la foto e il tracciato e comincio a cercare l’attacco che parte da un: “…cordino in clessidra”.

Individuiamo una grossa clessidra effettivamente, ma subito sopra parte un bel diedro che non mi sembra aver nulla a che farà con la prima parte del tiro che parla di un III grado; mentre ci prepariamo però sulla mia sinistra scorgo spuntare dalla roccia un cordino infilato in una piccola clessidra con sopra rocce decisamente più facili; ecco l’attacco!

Fatti i dovuti reciproci controlli (nodi, attrezzatura, ecc.) do un’ultima occhiata alla relazione (disegno) che molto chiaramente dice di salire in verticale su facili rocce fino a uno spit; (primo tiro III, IV – 30 mt.); lo risalgo proteggendomi con cordini su alcuni spuntoni e clessidre, sono ancora un po’ freddo , i muscoli ancora si devono scaldare, quindi un tiro poco impegnativo come inizio è quello che ci vuole.

Giunto allo spit, riguardo la relazione che indica di proseguire in verticale fino alla sosta dove avrei affrontato i passaggi di IV; non ci sono protezioni quindi l’ascensione dovrà essere fatta con cautela; sopra di me la parete mi sembrava un po’ troppo repulsiva e opto per spostarmi un po’ più a destra dove la roccia era nettamente più lavorata; risalgo e mi accorgo subito di essere fuori via perché se è vero che partiva “facile” ma poi finiva sotto uno strapiombetto decisamente ostico; alcune fessure mi permisero di proteggermi con i friend; mi alzo ancora un poco e sulla sinistra scorgo la sosta!

Solo che per raggiungerla devo traversare verso sinistra e scavalcare un piccolo pulpito molto esposto e non protetto che per fortuna si rivela ben appigliato, consentendomi di ritrovare la via e puntare con decisione ai chiodi si sosta; le mezze corde però ora lungo il tiro fanno una serie di zig-zag che non promettono nulla di buono alle mie braccia; ma gli “errori” si pagano e così quando comunicai alla Pizzi che ero in sosta e pronto per recuperare le corde cominciai con fatica a recuperarle.

Chiara venne su come un geco, recupera il materiale lasciato in via, costringendo anche lei ovviamente ad affrontare l’involuta variante; giunta anche lei in sosta si autoassicurò; una volta passatogli il materiale partì subito per il II tiro (IV, V – 30 mt.), dove bisognava traversare leggermente a destra superando la nicchia e subito affrontare la placca con il passaggio chiave della via.

Il giorno prima avevo tirato io il passaggio duro e quindi questo giro toccava a Chiara affrontarlo; una volta partita e girato lo spigolo riuscivo a capire la sua progressione solo attraverso il movimento delle corde, corde ferme stava cercando la via o le protezioni, leggero scorrimento voleva dire che stava progredendo e un tironcino significava la rinviata.

In poco tempo sento già il segnale di sosta, la Pizzi è a suo agio in roccia come un ragno nella sua tela; velocissima! E’ il mio turno, recuperate le corde, smonto la sosta e mi avvio; il punto chiave della via valutato “V” è una placca verticale solcata da tre fessure; ben protetta, gli appigli e gli appoggi ci sono ma bisogna sfruttarli con movimenti delicati e d’equilibrio, da secondo il passaggio mi ha fatto “soffiare” quindi complimenti ancora alla capocordata che ha superato un passaggio così impegnativo da prima.

I 3 tiri successivi decisamente più semplici (III, IV) sempre però con le protezioni da integrare, sono su roccia sempre molto buona anche se a volte un po’ da pulire come riportato dalla relazione; presto guadagnamo la vetta e dopo un meritato riposo, visto anche le condizioni meteo che cominciavano ad impensierirmi, decidiamo che era ora di tornare.

Durante la ricerca su più informazioni possibili sulla “Via” alcuni amici mi avevano detto che la discesa non era per nulla “facile” (anche se di facile in Montagna c’è ben poco) e che bisognava stare attenti; così una volta pronti per partire cominciamo la lettura della relazione capitolo “Discesa.”

…ad una cengia, dalla quale con una spaccata si risale la parete a balze di fronte per 30 mt (III/I, cordone, direzione N); bene, vado io; percorro quindi la parete a balze integrandola con l’uso di alcuni friend e giungo speditamente al cordone di sosta; la Pizzi mi raggiunge velocemente, forse quei tratti si potevano fare anche in conserva ma per ora era meglio procedere a tiri; ma andiamo avanti.

“Quindi traversare orizzontalmente a sinistra (ometti) per altri 30 m (corto traverso con passaggio di III, chiodo, grande albero secco caduto a ponte”, siamo in cresta, gli ometti ci sono e vedo l’albero secco, facile! Buona notte…io quel “chiodo” nel traverso proprio non l’ho visto, anzi la friabilità della roccia e il terreno erboso mi hanno dato il mio bel da fare, ma per fortuna c’era da integrare abbondantemente con clessidre, spuntoni e friend; trovo da allestire una sosta su uno spuntone vicino all’albero secco e Chiara mi raggiunge subito (anche lei di chiodi visti zero!).

“Ora scendere per pendio erboso a sin. (O, ometti). Gli ometti portano dopo ca. 30 m a due doppie di 20 m e 25m.”, gli ometti sono ben evidenti e portano a un pulpito con sopra un grosso ramo sistemato verticalmente, la calata sarà sicuramente li!

Mbè! Tutta qui la discesa??!!! “Chiara vai tu, a te l’onore, vedrai che l’anello di calata è subito lì! Facilissimo!”

Non l’avessi mai detto…

Chiara segue gli ometti fino al pulpito, lo costeggia fino a sparire dalla visuale (pendio molto inclinato ma gli facevo ovviamente sicura da una buona sosta), scende, cerca, ricerca ma niente! L’anello di calata non c’è!!

Ci teniamo in comunicazione ormai urlando visto la distanza ma nulla non si trova niente! Eppure gli ometti portano a una direzione certa…”Gabri non la trovooooo!!”, “Tranquilla Chiara deve essere li per forza, prova a scendere ancora!”

Il tempo passava, sentivo le corde che tiravano e si allentavano, segno questo che non si era persa d’animo; nella mia testa ormai mi ero convinto che se non si fosse trovata avrei adottato soluzioni diverse, avevo chiodi e martello e in un modo o nell’altro da lì saremmo scesi!

Ma quando ormai sembrava persa ogni speranza, un grido liberatorio eccheggiò in tutta la valle, “Travataaaaaa”, “Ottimo, assicurati e comincia a richiamare le corde che arrivo!”

Povera Pizzi; ha cercato quella benedetta sosta in un marciume di rocce in una posizione molto, molto diversa da dove potevamo immaginarci; bravissima!

E qui il colpo di genio…

Visto che siamo furbissimi e intelligentissimi, molto meglio di chi ha scritto la relazione pensiamo:” bè..nella relazione c’è scritto di fare due doppie di 20 e 25 metri; visto che abbiamo due mezze da 60 facciamo una sola calata!!” Che geni, che bravi!!

Prepariamo le lounge, “faccio su le corde”, le lancio e comincio a scendere; la corda gialla era correttamente caduta sul terrazzino da dove si sarebbe dovuta fare la seconda doppia, mentre la corda blu era finita molto più a destra sopra uno spuntone..nessun problema, capita; un paio di dondolate ed è già recuperata; metto i piedi sul terrazzino, mi sporgo nel vuoto e “valuto” che si possa proseguire con la discesa senza dover armare una seconda doppia.

Rifaccio su le corde e lancio; la gialla arriva al suolo mentre la blu in un groviglio rimane appesa a mezz’aria nel tratto di vuoto.

Poco male; continuo la mia discesa, mi fermo a metà sospeso e comincio a risistemare la corda; la rilancio e subito tocca terra; “Ha ha ha, altro che relazione! Noi si che siamo pratici e siamo già a terra senza dover fare tutte quelle manovre ha ha ha!”, “Ok Chiaraaaaa liberaaaaaaaaa!”

Ma mentre la Pizzi scende vengo percorso da un brivido gelido lungo la schiena, le gambe tremano e vengo assalito da paurosi pensieri!!

“O porca p……a, o c….o!!! Ma se mentre recupero 60 metri di corda, queste mi fanno lo stesso scherzo della discesa e si impigliano in qualche anfratto o spuntone, chi le recupera più???!!!! Altro che geni e super furbi, questa è una coglionata gigante!!!”

Chiara scende e mette piede nel ghiaioso arrivo e il suo sorriso viene subito gelato dal mio dubbio; ci guardiamo in faccia e rivolgiamo subito in alto lo sguardo…e quasi all’unisomo esclamiamo: “..e sti azzi!!!” Una volta slegata cominciamo piano piano molto piano a tirare la “blu”; piano, piano la “gialla” sale fino a sparire, le corde diventano sempre più leggere e a un certo punto quando interviene la forza di gravità a richiamarle, un sibilo comincia a farsi sempre più forte; sono le corde che stanno arrivando, ho tutto e di più incrociato; “Giuro che se arrivano senza problemi non farò più di testa mia, se nelle relazioni dicono che bisogna fare diverse doppie diverse doppie si faranno!!”

Le corde arrivano, seguite però da una “pioggia” di sassolini per fortuna innocui; i tempi stringono, dobbiamo scendere al rifugio Gardeccia per incontrare i ragazzi del Corso; “facciamo le corde” e scendiamo dapprima percorrendo un nevaio ripido e poi giù per le ghiaie fino al sentiero n. 583.

La paura è passata, la soddisfazione immensa, arrivati ordiniamo due birre e un bel tagliere di salumi e formaggi; ce li siamo meritati! Ci complimentiamo a vicenda per l’ottima ascensione e la fantastica giornata, alla spicciolata cominciano ad arrivare corsisti e Istruttori che via via si accalcano verso i pulmini; il cielo è plumbeo e minaccia pioggia.

Poi accade qualcosa di incredibile..

Dal rifugio non è facile scorgere la sagoma del “Becco” perché si confonde con le pareti circostanti più alte; all’improvviso però un raggio di luce “buca” le nuvole e va a colpire uno spit proprio sul lato della testa dell’ inconfondibile vetta, l’”occhio” dell’aquila è illuminato quasi a volerci salutare e ringraziare, per poi spegnersi per il sopraggiungere del temporale (il gestore mi dirà in seguito che tutti i giorni al tramonto la luce fa risplendere uno spit facendolo sembrare un occhio brillante!).

Istintivamente chinai la testa in segno di rispetto e salutai il “Becco” per ringraziarlo a mia volta delle emozioni fortissime che ci aveva regalato e della giornata che difficilmente dimenticheremo.

 

Fu l’ultima via di Pastamatik…

 

Gabriele Sintoni

Kalymnos 2013

 

Aquilotti Romagnoli a Kalymnos”

Dal 19 al 26 Maggio 2013

Non importa il grado che hai, ma la passione che ci metti”

Prologo

(da una conversazione su Facebook con Mauro Cappelli)

G.: “Allora Mauro come ti sembra il programma per il gruppo per il 2013?”

M.: ”Bello, bilanciato e vario anche se secondo me in maggio la vedo dura andare sulle Dolomiti, sarà ancora freschino, molti rifugi saranno ancora chiusi e i canali forse ancora con della neve…”

G.: ”Mmmmh forse hai ragione, suggerimenti?”

M.: ”Bè, perché non prendi in considerazione di andare a Kalymnos, lì potete scatenarvi su centinaia di vie e i costi sono molto contenuti, il tempo poi sarà sicuramente ottimo e stabile”.

G.: “Kalymnos???!! Fino laggiù??? Però, perché no? A cambiare si fa sempre in tempo, chissà se verrà qualcuno…..”

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Pensi a Kalymnos e subito ti vengono in mente le immagini di Adam Ondra o Chris Sharma appesi come pipistrelli ai tetti delle grotte o spalmati su placche lisce come specchi; d’accordo, sfogli la bella guida sulle falesie del posto e vedi che esiste anche qualcosa di più “umano”, ma quella specie di “timore referenziale” te lo porti dentro finchè non arrivi.

L’idea di andare fino là, grazie anche al suggerimento di tanti amici, molti dei quali già conoscitori del posto e per questo ancora più determinati a spronarti ad andare; Arco, Balza della Penna, Ferentillo, ecc. sono a poche ore di macchina; ma laggiù, a un tiro di schioppo dalla Turchia, un’isola rocciosa, brulla e sperduta tra tante in mezzo al Mediterraneo, chi mai potrebbe venire? Oltretutto in un periodo dove qua da noi non è il momento giusto per prendersi una settimana di ferie! Boh..proviamo.

Facebook, nonostante i mille difetti che può avere, ha il pregio, se non altro, di farti risparmiare tempo e denaro in telefonate, così sfruttando alcuni optional del sistema, fisso una data e creo l’”Evento” nella speranza che almeno una persona aderisca, per non passare una settimana da soli.

L’iniziativa parte a Gennaio e i primi iscritti, senza troppo pensarci, sono Francesco Randi e sua moglie Luciana, storica coppia di Alpinisti romagnoli di lunga esperienza… una sorpresa! E che sorpresa! Bene…

Le settimane passano e ogni tanto, sul social-network, arrivano le notifiche di amici che si aggiungono al “Gruppone”, come ormai ho battezzato; 3, 4, 5, 6 ragazzi piano piano aderiscono alla spedizione; i vari passaparola cominciano ad avere i primi effetti positivi; ma i tempi stringono, così verso la metà di Marzo impongo una data per poter prenotare il volo, siamo a quota 12, un gran bel risultato e i biglietti aerei vanno presi; nel frattempo tengo aggiornato Henrik, titolare di alcuni Studios (gli appartamenti da affittare), al quale, dopo varie contrattazioni, riesco strappare un prezzo a persona veramente interessante!

I telematici e aleatori 12 biglietti aerei sono nelle mie mani, anzi, in un link del mio PC, ma le adesioni al viaggio non si fermano, da 12 saltiamo subito a 18, poi 19! 20! 23!!! Ormai più che un uscita in falesia con amici, si è trasformato in una vera e propria “Spedizione Himalayana”.

Purtroppo, poco prima della partenza, due amici non riescono a partire con noi e il numero dei partecipanti scende a 21! Comunque…21 ragazzi sono pronti a invadere l’isola carichi di voglia di arrampicare e divertirsi.

Dal: “Speriamo venga con me qualcuno” al: “Henrik siamo in 21, c’è posto per tutti vero???” Una gran bella soddisfazione….

Domenica 19

Stazione di Forlì, ore 8.00

Alessandro, mio figlio di 4 anni, è più interessato al treno che alla partenza del suo babbo, alcuni dei “Forlivesi” sono già lì pronti con i propri zaini e borsoni pieni di ferraglia, corde e scarpette; alle 8.25 un puntuale (!) treno regionale si ferma; ultimi abbracci alla famiglia che dovrà sopportare ancora una volta le conseguenze di questa “bellissima grave malattia” e via si sale.

All’aeroporto, imbarcato il pesante borsone da 15 kg precisi, passati i controlli di rito, viene chiamato il nostro volo Ryan Air che ci porterà in poco più di due ore nell’isola di KosIMG_2278, a una mezzoretta di traghetto da Kalymons; il volo è puntuale e una ventina di minuti di anticipo ci permettono di arrivare a prendere il traghetto delle 16,30 senza dover aspettare quello successivo delle 21.30.

Prima di quel momento, non mi ero ancora reso conto di certi forti contrasti che di lì a poco mi avrebbero accompagnato per tutta la durata del soggiorno; scarpe da avvicinamento, il mio smanicato antivento da via lunga e un borsone pieno di attrezzatura…in mare aperto! Finchè si è sul treno o in aereo non te ne rendi conto, ma poi i contrasti si fanno via via più marcati, ed eravamo solo all’inizio del viaggio.1

Sbarcato, un po’ intontito dall’attraversata, un’immensa insegna “Kalymnos Climbing Festival – 2012” fuga ogni dubbio sulla destinazione che abbiamo scelto; prendiamo d’assalto i primi taxi che sono già li pronti ad accoglierci, la lunga carovana formatasi si dirige verso Masouri; i tassisti conoscono la destinazione precisa (Aspros Studios) evitandomi di dare spiegazioni con il mio inglese maccheronico, tanto il vecchio detto che l’isola (o il paese) è piccolo e tutti si conoscono è anche qui valido.

Henrik, “pittoresco” personaggio, danese di nascita e greco di adozione, che finora era un nome su delle mail e un profilo su Facebook, ci accoglie nel terrazzo degli Studios che funge da ufficio; fatte le dovute presentazioni, man mano che i ragazzi arrivano, ci accompagna nei nostri appartamentini, semplici, con aria condizionata, cucinotto, puliti quanto basta, ma molto accoglienti.

Fuori è caldo, ma un caldo asciutto, la brezza che arriva dal mare ci fa da rivitalizzante dopo il lungo viaggio; davanti a noi domina la sagoma del monte che sovrasta l’isola di Telendos, il mare è di un colore blu intenso e calmo, per strada file di scooter vanno e vengono, carichi di ragazzi e ragazze con zaini, corde e qualcuno con l’imbrago ancora addosso; ero abituato ai posti di mare con gente in pareo, pinne sotto le braccia e reti con i giochi da spiaggia dei bambini, ma mai mi sarei aspettato di vedere l’esatto contrario!

Sono quasi le 18; perché non fare subito una scappata in una falesia vicina? Il sole tramonterà verso le 21, quindi abbiamo un paio d’ore per poter assaggiare le prime vie!

Gli amici Guido, Paola, Sergio e Manuel avendo optato per la settimana “corta” fino al giovedì e provenendo da Pisa, sono già da qualche ora in parete.

Marco Bianchi era già stato lì lo scorso anno, ci suggerisce la falesia di Kasteli a una mezzoretta di camminata; prepariamo gli zaini e via verso questo promontorio sul mare con le rovine di un antico castello ormai raso al suolo.

Alberi non ce ne sono, il paesaggio è dominato da arbusti bassi e spinosi, fasce di roccia calcarea sovrastano l’orizzonte dietro di noi, tanti insetti (zanzare anche troppe!) fanno da cornice a questo posto, che merita almeno una volta nella vita di un arrampicatore di essere visitato.

Ecco quindi che un primo gruppetto si incammina verso la falesia, curiosi di testare subito roccia e gradi; sfatiamo subito un mito, qui a Kalymnos di gradi ne regalano ben pochi;(dicono tutti così…) capisco che con migliaia di vie sparse dappertutto ce ne siano alcune gradate abbondantemente, ma ho sempre trovato giudizi strettini e pochi regali, anzi…la chiodatura non proprio da falesia italiana, a volte di stampo quasi alpinistico, induce a muoversi con cautela e prudenza, almeno finchè non si è fatta un po’ l’abitudine allo stile che il luogo impone.

Già a guardarla, si capisce subito che la roccia è “diversa”, rugosetta, durissima, compatta; la prima via che affronto nonostante il grado basso, per via della chiodatura lunga e un po’ di stanchezza, si fa subito rispettare; Patrizia mi fa da sicura, le chiedo di tenermi un po’ cortino, non si sa mai, c’è roba piccolina e ancora non so se piedi e dita terranno; abituati alle rocce-saponette delle nostre falesie, trovarsi appesi a cose così minute fa un certo effetto su gradi così bassi.

Marco, Luca e Alan si dirigono subito sui 6a, mentre io, Patrizia, Luciana e Francesco come primo giorno ci “accontentiamo” di qualche 5b/5c di tutto rispetto; il tramonto ormai è prossimo, la stanchezza si fa sentire sempre di più, così come un certo brusio che proviene dallo stomaco, è ora di tornare, come prima giornata direi che è stata più che sufficiente, il tempo di una doccia veloce e l’amico Matteo ci suggerisce un posto dove mangiare vicino agli Studios per la cena.

Al ristorante “Prego”, a stento i camerieri riescono a farci stare tutti a sedere, del resto 21 persone che piombano così all’improvviso non sono facili da sistemare; ma la gentilezza e l’ospitalità dei greci fanno sì che in breve ci fanno accomodare.

Con le facce un po’ stravolte e affamatissimi, cominciamo a ordinare; i piatti andavano dal pesce, alla carne, alle tipiche insalate, il tutto accompagnato da fiumi di birra Mithos, liet motiv dei nostri pranzi e cene per tutto il periodo.

Piatti abbondanti e gustosi, un buon servizio e un locale ben rifinito con un mega schermo dove vengono proiettate immagini dei Big che arrampicano sull’isola, mi fanno presagire un conto un po’ salato, del resto sono un “turista” in un luogo da turisti, quindi perché non tentare di spennarmi? E qui, altra piacevole sorpresa; il conto si ferma a 12 euro a persona, che considerando i nostri standard rappresenta un bel biglietto da visita per l’isola; del resto Kalymnos non è decollata come turismo da mare (Rodi, Santorini, Mikonos fanno da padrone) e una buona parte della loro economia si è basata prevalentemente sui climbers, che da sempre badano alla sostanza e quindi pochi fronzoli nel cibo e nel dormire… spendere poco è l’imperativo. Quindi, nel tempo, tra gli isolani c’è chi si è adeguato a noi o chi invece ha preferito tornare a fare i pastori di capre o i pescatori.

Falesia di Kasteli

Via Gikas 4c, mt. 15 da primo flash zero resting

Via Tsarouhis 5c+, m. 15 da primo flash zero resting

Lunedì 20

Sarà stata l’emozione o quell’ora di fuso orario, ma alle 6.30 del mattino ero già bello che sveglio!

Prima cosa da fare, dopo i riti mattutini, è cercare un posto per fare colazione; il bar “degli arrampicatori” è già aperto, anche se il gestore sembra ancora un po’ nel mondo dei sogni; cosa prendere? Escluderei brioche e bomboloni, così come una colazione a base di pancetta e uova, siamo in Grecia, cerchiamo qualcosa di “local” e infatti nel menù individuo subito il tipico yogurt con l’aggiunta di frutta fresca il tutto annegato nel miele, tazzone di caffè americano e pronti con una bella botta di energia dentro! Ora via, a finir di preparare il materiale e a noleggiare lo scooter, mezzo assolutamente indispensabile per muoversi velocemente da una falesia all’altra.

Marco e Matteo (ormai le nostre guide ufficiali) si consultano insieme per decidere sul da farsi; un gruppo andrà verso la falesia di Iliada, mentre altri ragazzi, capitanati da Matteo, si dirigeranno altrove; in sella agli scooter il serpentone si dirige verso le mete stabilite, se il giorno prima avevamo avuto un assaggio di quello che ci sarebbe aspettato, oggi avremmo avuto il pranzo completo!

La scelta effettuata da Marco si è rilevata ottima; due belle falesie, una al mattino l’altra nel pomeriggio (si scappa dal sole come fosse un demone!), la roccia sempre fantastica, difficoltà giuste, di gente ce n’è tanta, ma i settori sono sempre talmente estesi che difficilmente si formano file per affrontare le arrampicate.

Tra una falesia e l’altra, in attesa che il sole plachi la sua calura, decidiamo che è giunta l’ora di vedere com’è il mare di Kalymnos; una spiaggietta poco distante sembra fare al caso nostro; preso possesso di una fetta della sassosa spiaggia, tentiamo un tuffo nelle acque gelide; i più temerari si tuffano immediatamente; mentre io con la mia indole un po’ fighetta per queste cose ci metto un tempo geologico prima di immergermi.

Summer Time” ci aspetta, saliamo in sella ai nostri motorini e in breve arriviamo; qualche via giusto per “far sera”, rigenerati dalla frescura dell’acqua di mare e da quel venticello che la sera si alzava dal mare e la giornata andava piano piano a concludersi.

Falesia di Iliada

Via Homer Alone 5c+, mt. 28 da primo flash zero resting

Via Strike 5c, mt. 25 da primo flash zero resting

Falesia di Summer Time

Via Amnos 5a, mt. 30 da primo flash zero resting

Soupia the Great 5c, mt. 20 da primo flash zero resting

Martedì 21

Mi ritengo soprattutto un Alpinista, la falesia mi piace molto, ma la considero una “palestra” per potermi allenare per aver quel margine di manovra per affrontare con sicurezza le vie lunghe; della falesia mi piace poi l’ambiente “easy”, con tanti amici per passare insieme piacevoli giornate.

Quando mi arrivò la guida con le relazioni dell’isola, la prima cosa che feci fu quella di andare a selezionare le “vie lunghe”; per essercene, ce ne sono, ma spesso si tratta di vie estremamente dure per il mio grado, ma dopo un’accurata selezione, 4 potevano fare al caso mio; due sull’isola di Telendos (entrambe, 265 mt.; 9 tiri, max 6a), ma con il problema che si trovano esposte a sud e in questo periodo il sole picchia forte; e due vie nel settore School, esposte sempre a sud, ma con il sole che arrivava verso mezzogiorno.

Le due vie nel settore scelto (Platon e Kalymnos 2000) corrono perfettamente una affianco all’altra, distanziate a non più di un paio di metri (se non per un tiro dove si passa a destra e a sinistra di una grotta), stesse posizioni delle soste, stessi gradi di difficoltà!

Le cordate erano composte da me e Patrizia su Platon e da Francesco e Luciana su Kalymnos 2000; chiodatura, manco a dirlo, lunga, ma con gli spit messi al posto giusto, roccia sempre eccezionale.

Si procede velocemente, essendo le vie in ombra non siamo afflitti dal tormento del caldo; Patrizia è un fulmine e mi raggiunge sempre speditamente (sono sicuro che farà un figurone al Corso Ar 1); i passaggi duri sono sempre ben protetti; dopo circa un’ora e mezza raggiungiamo l’ultima sosta proprio sulla cresta, dove si apre un panorama mozzafiato: mare, isole e roccia a perdita d’occhio; la giornata è talmente limpida che si vede chiaramente la costa turca.

Eseguite le fotografie di rito, ci prepariamo per la discesa; la relazione parla di 5 calate in corda doppia lungo i tiri appena fatti, ma optiamo (visto che abbiamo corde intere da 70 mt.) per due doppie da 70 metri; finito l’iter di parolacce per la mia lounge che stenta a formarsi, Francesco lancia le corde e scende per primo; giunto alla sosta, manda il segnale di arrivo e Patrizia comincia anche lei a scendere, dopo aver controllato la buona riuscita delle manovre (marchand, discensore, ecc.); seguirà Luciana e poi io.

Prima doppia andata, l’arrivo alla sosta è un po’ affollata, ma recuperiamo velocemente le corde e ricominciamo a scendere; un bel salto nel vuoto nei pressi di una caverna e finalmente tocchiamo terra! “Mai l’ultima!”, esclamo, ormai un motto doveroso alla fine di ogni via.

Direi che per oggi può bastare, adesso qualche ora di relax in spiaggia e magari un bagnetto nelle gelide acque.

Falesia di School

Via lunga – Platonmax 5c, mt. 125, 5 tiri da primo 2 resting

Mercoledì 22

Si dice che la paura sia uno stato d’animo e non qualcosa di “fisico”, forse è vero, ma oggi l’ho sperimentata in tutta la sua forza!

La via degli “Argonauti” dal basso sembrava, ed è, bella, anche se facevo fatica a individuare gli spit; il primo è a 4-5 metri d’altezza, ma arrivarci è abbastanza semplice; forse migliorerà, la roccia è comunque fantastica, grip da paura, anche se con appoggi e appigli naif.

Sì, sì, la chiodatura di questa via è più alpinistica che da falesia, ma sto salendo senza particolari problemi, a un tratto però “sbaglio strada”… mi sposto un po’ troppo sulla destra, in un punto verticale, anzi quasi in leggero strapiombo, mi blocco, non so più dove andare! Panico! Penso: “Cazzo e adesso dove vado???!!!! Ma porca puttana, la direzione era a sinistra, lo spit sotto di me è a tre metri circa – che volo se cado adesso – mentre lo spit sopra è ad almeno un paio di metri sopra a sinistra!!”

I polpacci cominciano già a tremare dallo sforzo, mentre le dita non sopportano più il male causato dal tipo di roccia molto appuntita, alla base della via, affianco alla mia, Francesco e Luciana cercano di darmi dei consigli, ma io niente, bloccato!

Patriziaaaaa, occhio che tra un po’ farò un volo della Madonna!!” per fortuna lei è sempre rimasta vigile a attenta e si era già preparata a reggere la mia caduta.

Francescooooooooo, dove cazzo vado???”, Francesco, con la sua proverbiale calma: “Cerca di alzarti anche di poco e traversa leggermente a sinistra!”

Macchè…inchiodato come un quadro a una parete!

A un certo punto, ormai rassegnato al volo, alla mia destra però vedo la loro corda rossa, così urlo a Francesco: “Blocca la tua corda che mi appendo!!!!! Senza neanche pensarci troppo Francesco, la blocca, io allungo il braccio destro e finalmente prendo un sospiro di sollievo; indietro non torno, aiutato dalla provvidenziale corda, salgo quel tanto che mi consente di afferrare una bella presa sulla sinistra; effettuo un piccolo traverso e mi rimetto in via, clik… mai rinviata fu così bella!

Proseguo la salita, ma, arrivato in sosta, c’è da compiere la manovra, la eseguo con cura e finalmente mi rilasso un po’; bella, bellissima, però solo 6 rinvii in una via così sono un po’ pochi, vabbè …è tutto allenamento.

Nel primo pomeriggio ci spostiamo in un settore lì vicino, il caldo ormai è opprimente e il solo refrigerio ci viene offerto dalla parete in strapiombo che ci regala qualche angolo di ombra; i tiri in questo settore sono duri; si parte da dei 6b a crescere; io non ne ho più e mi diverto a fare il tifo agli amici che affrontano difficoltà così alte e la calura!

Improvvisamente, lì a pochi metri una inaspettata quanto non proprio gradita ospite (anzi, gli ospiti siamo noi) viene a farci visita: una bella vipera ci dà qualche lezione di come si attraversano i roventi massi senza necessariamente passarci da sopra; infatti, prima sbuca da una parte, per poi farlo da un’altra parte; ci snobba, non è interessata, per fortuna, a noi e alle nostre macchine fotografiche che la immortalano, così, con il suo lento procedere sparisce sotto un grosso masso in cerca di refrigerio.

Per il pomeriggio Marco suggerisce una bella scarpinata di 40 minuti verso “Sikati Cave”, una falesia all’interno di un immenso cratere in mezzo a una montagna!

La camminata, seppur appesantiti dai pesanti borsoni, meritava veramente, il paesaggio da Farwest fa da cornice a questo buco largo un centinaio di metri e profondo una cinquantina; per scendere fino all’interno bisogna sfoderare qualche tecnica da ferrata e affrontare la in fondo vie abbastanza impegnative!

Ma per fortuna c’è l’alternativa…a poca distanza, in una insenatura da favola si apre davanti a noi un posto bellissimo, una spiaggia deserta, così ci dividiamo in due gruppi, uno scenderà verso l’interno della grotta e un altro (me compreso) verso la spiaggia in cerca di un bagno e un po’ di relax.

L’ora è tarda e gli stomachi vuoti; un cartello vicino a dove avevamo lasciato gli scooter ci indica da lì a poco una trattoria sul mare in un’insenatura raggiungibile o dal mare o da una sgangherata strada non proprio adatta ai nostri veicoli; dopo qualche indecisione, ci muoviamo in quella direzione grazie anche alla preventiva esplorazione di Sergio che ci raccomanda vivamente di andare a mangiare lì.

Non mangiamo male, anche se non abbondante e tormentati dagli insetti; la spesa è di 11 euro a persona; così, dopo cena, ci mettiamo in marcia verso Masouri, avvolti nel buio assoluto, con la strada illuminata solo dalle luci dei nostri motorini.

Falesia di Arhi

Via Centauro 5c+, mt. 25 da primo flash zero resting

Via Argonauti 5b+, mt. 25 da primo 1 resting

Via Stanislas 6a+, mt. 30 da primo flash zero resting

Via Komak 6a+, mt. 36 da primo flash zero resting

Giovedì 23

Oggi proprio non ne ho…mi conosco, quando sono così divento pericoloso per me stesso; in via le gambe e i polpacci tremano, non tengo una presa; gli amici Guido, Paola, Sergio e Manuel sono da poco partiti per tornare in Italia; la giornata è ventosa e fredda, il rumore del mare in burrasca urta con la tranquillità del luogo, forse sono diventato metereopatico o la stanchezza si comincia a far sentire sul serio; dita spellate e le scarpette ogni giorno più strette, oltretutto una falesia con un avvicinamento molto ripido..no, oggi proprio non va; dopo aver malamente tirato alcune vie, mi offro per fare sicura, visto che a scalare non ce la potevo fare, anche se la buona roccia e la chiodatura abbastanza ravvicinata questa volta potevano offrirmi una giornata di soddisfazione.

Silvia ed Elisa tirano alcune vie, mentre Michele mi mostra come superare un passaggio “bulderoso” nella via precedentemente tentata da me e Patrizia; raggiunti nel frattempo da Luca e Alan, si cimentano in un 6a, ma non li vedo troppo convinti anche loro!

Falesia di North Cape – settore Peter

Via Schwarzer Peter 5a, mt. 30 da primo flash zero resting

Via Petersilie 5c, mt. 31 da primo 1 resting

Via Peter Pan 5a, mt. 30 da primo flash zero resting

Venerdì 24

Di fare dei gran avvicinamenti nessuno ne aveva voglia; anche se la voglia di arrampicare ed esplorare nuovi posti non mancava mai.

Non si può venire a Kalimnos e non visitare la “Grande Grotta”, dove sono state scritte pagine importanti dell’arrampicata moderna; la grotta è impressionante per grandezza e maestosità, colonne enormi scendono dal tetto minacciose, mentre i ragazzi che ne scalano le pareti sembrano piccoli ragnetti; i settori ai fianchi della grotta (dove abbiamo arrampicato la mattina) offrono scalate per tutti i livelli, motivo questo che ne fa uno dei luoghi più affollati dell’isola; italiani, tedeschi, americani, insomma gente da ogni parte del mondo riunita in una Babele di chiodi, corde e moschettoni.

Mi sarebbe piaciuto aver provato a tirare l’unica via fattibile nella grotta (6a+), ma il tentativo sul 6b, un 6a “ignorantissimo” mi avevano avuto, proprio non mi riesce…polpastrelli e piedi finiti mi hanno convinto a desistere; del resto bisognerà pure avere dei motivi per tornare!!!

Falesia di Afternoon e Spartan wall, Grande Grotta

Via Origano 5a, mt. 18 da primo flash zero resting

Via Tigryonak 5c, mt. 40 da primo flash zero resting

Via Dimarhos 5b, mt. 40 da primo flash zero resting

Via L’uomo che non credeva 6b,mt. 18 top rope 1 resting

Via Kalo Taxidi 6a, mt 20 da primo 2 resting

Via Blu 6a, mt. 20 top rope 2 resting

Sabato 25

Se Superman si mette le mutande sopra la tuta azzurra, allora io per un giorno posso mettermi una canotta tamarrissima e per un giorno fare il Tamarro!

La falesia di Arginonta la vedi subito dalla strada per il forte color rosso delle sue pareti; ma le prime due vie che ho affrontato non mi sono piaciute, roccia (forse caso unico nell’isola) poco bella, in perfetto stile “riocozziano”, chiodate male, piena d’insetti (nella prima via il resting è stato causato dall’improvvisa apparizione di un ragno gigante, lo giuro non è una scusa!).

Ma per fortuna erano solo quelle due lì, le altre vie invece si sono dimostrate all’altezza delle aspettative, lunghe, ben chiodate e soprattutto ottima roccia; ma la stanchezza accumulata dopo sei giorni ininterrotti di roccia e sole ha la meglio; l’ultima via, “Ilona” benché di grado facile, l’affronto un po’ superficialmente e anche alcuni passaggi di modesta difficoltà li tento goffamente, in più alla sosta c’è da far manovra e il sole è già bello che caldo.

Il Tamarro è arrivato, bello cotto dal sole e dalla fatica! Patrizia ha ancora voglia di mettersi alla prova e le propongo, per chiudere in bellezza, di tirare un 5c; sicura e carica, neanche il tempo di far passare la corda nel Gri-gri, già era partita alla volta della prima protezione; per nulla intimorita dal passaggio “chiave”, nel giro di poco sento la sua voce che grida: “Bloccaaaaaa”; lentamente la calo fino alla base e mi complimento per l’ottima performance.

Raggiungiamo gli altri, alle prese con un 6b+ o 6c, bene non ricordo, chiuso dopo alcuni tentativi da Alan; raccolto il materiale è il momento per il nostro momento relax (anche perché gli stomaci sono vuoti), la mattina Elisa ci aveva suggerito che lì nei dintorni, sulla spiaggia c’era una struttura, chiamata “Pirata”, non proprio tipica dell’isola, ma un posto davvero carino; alcuni di noi optano per un’altra destinazione e così io, Patrizia, Marco, Alan e Luca una volta seduti, ordiniamo un giro di birre, un fritto di calamari, insalata con Feta, il tutto per 5 persone (erano le 16,30), costo..32.00 euro!!! Da dividere in 5! Fantastico! In più l’utilizzo gratis dei lettini in spiaggia e delle barchette che prontamente vengono occupati, giusto il tempo per un bagno e un po’ di pennichella, prima di tornare a Masouri.

Ore 20.00, appuntamento per l’ultima cena tutti insieme e salutare così Kalymnos nel migliore dei modi! Birra, buon cibo e allegria!

Falesia di Arginonta

Via For Sue e Steve 5a, mt. 18 da primo 1 resting

Via Papou 5c+, mt, 20 da primo 1 resting

Via Pornokini 6a, mt. 28 da primo flash zero resting

Via Wild Sex 6b, mt. 25 top rope 2 resting

Via Ilona 5a, mt. 17 da primo flash zero resting

Domenica 26

E venne il giorno….

Avevo prenotato 5 taxi per le 11; c’era ancora tempo per preparare le valigie ed effettuare gli ultimi acquisti; lo scooter l’avevo consegnato la sera prima, Henrik ci dava la possibilità di lasciare in stanza i bagagli fino alla partenza.

I nostri volti erano un misti di stanchezza-soddisfatta e tristezza da partenza, per la serie: “Domani già a lavorare”; cos’era successo? Dove eravamo stati? Perché i bei sogni passano così in fretta? Taxi, traghetto, aereo tutto maledettamente puntuale; nessuna scusa o intoppo per poter ritardare la partenza, il mondo reale già ci chiama…

L’unica vera mia ragione per tornare è la mancanza della mia famiglia; mancanza che non ci sarà più, perché la prossima volta che tornerò verranno anche loro, e allora si che sarà dura tornare a casa!

Epilogo

A Kalymons cercavo delle risposte che ho trovato; non ero lì per “grado”, ormai ridotto a un feticcio della moderna arrampicata; volendo, mi sarei potuto buttare subito sui 6b/c/d/e e forse qualcosa ci sarebbe scappato, ma sarebbe stato lontano dai miei obiettivi e dai miei ideali; cercavo e ho trovato il modo di curare il movimento e la padronanza su quel grado a me adesso affine, che mi permette e permetterà di affrontare quelle vie in montagna di IV, vie queste che penso due vite non basteranno a farle tutte nelle sole Dolomiti.

Ho cercato e ho trovato tanti amici meravigliosi con cui condividere questa immensa passione.

Ho cercato e ho trovato un posto stupendo, magico; dove “respiri” quell’aria di arrampicata dalla mattina alla sera, la stessa che puoi trovare in posti super blasonati, tipo Arco o Canazei, immerso però in un atmosfera da film “Mediterraneo” di Salvatores.

Ho cercato e ho trovato contrasti e armonie nello stesso tempo e luogo.

Ho cercato e ho trovato sogni realizzati e sogni da realizzare.

Alla fine, ho cercato e ho trovato me stesso.

Kalimera e Kalispera a tutti!

Gabriele

P.S.: Ringrazio gli amici: Patrizia, Francesco, Luciana, Marco, Luca, Alan, Matteo, Guido, Paola, Sergio, Manuel, Nicola, Elisa, Silvia, Michele, Silvio, Irene, Simone, Stefano “Manetta” ed Elena, per la meravigliosa esperienza e per la loro compagnia!

La “mia” Kalymnos in breve

  • Numero vie: 25

  • Difficoltà min./max. dal 4c al 6b

  • Totale mt. 729 (compresa via lunga)

  • Lunghezza media delle vie: mt. 29,16

  • Totale resting: 13

  • Vie da primo: 22

  • Vie Top rope: 3

  • Numero massimo di rinvii utilizzati: 16

  • Numero minimo di rinvii utilizzati: 6

  • Numero manovre in catena: 5

  • Numero discesa in corda doppia: 2

  • Spesa totale compresi i trasferimenti: Euro 377.00

  • Numero Diving-center a Masouri: 1

 

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Rependance marzo 2013

Parlare di cascate di ghiaccio non è n’ è  facile n’è particolarmente stimolante, per mè, nonostante le cascate siano tutte belle e che la scalata su ghiaccio sia una cosa inebriante. Di qualsiasi scalata su ghiaccio si potrebbe dire più o meno le stesse cose; la partenza molto presto, spesso ancora al buio, la fatica dell’avvicinamento con zaini stracarichi, l’aria gelata che ti permea i polmoni ogni volta che respiri, le mani che perdono la circolazione e il dolore lancinante che ti fa sudare nonostante il  freddo, quando il sangue riprende la normale circolazione.

Oppure si potrebbe parlare delle difficoltà tecniche di una cascata e magari descrivere tiro x tiro i passaggi più duri !

Parlare delle condizioni del ghiaccio, se secco e “spaccoso” o umido e “plastico”, delle difficoltà della chiodatura, delle imprecazioni quando non riesci ad avvitare una vite e senti il braccio con i muscoli pieni di acido lattico che sta per mollare, del respiro affannoso, “dai cavoli perch’è non entri ?” e di come il cuore e torni a battere più regolarmente non appena hai passato la corda nel rinvio !!!!

Ma non è di questo che voglio parlarvi, in fondo sono solo dei dettagli, ma della cascata in questione, della sua bellezza estetica; cento metri di ghiaccio verticale addossata ad una bastionata rocciosa in una valle bellissima del parco naturale del gran paradiso: la valnontey.

Una parentesi particolare va dedicata alla sua prima salita effettuata dal più forte ghiacciatore italiano del tempo, Giancarlo Grassi, che per vincerne le elevate difficoltà, si alleo con il suo pari ghiacciatore transalpino, Francois Damilano, che riuscirono nell’impresa il 2 /3 febbraio del 1989 con un bivacco alla base della cascata, si dice.

L’alleanza con il transalpino non fu vista di buon occhio dagli altri pretendenti italiani che gridarono “al tradimento” e che li vide protagonisti il giorno dopo, il 4 febbraio 1989, su un’altra cascata di pari difficoltà proprio di fronte ad essa  e che per questo fu chiamata “di fronte al tradimento” salita da Aldo Cambiolo e Ezio Malier.

rependance marzo 2013 020Repentance ancora oggi rimane un sogno per ogni ghiacciatore e così come ci si sveglia di soprassalto nel mezzo della notte e si rimane li al buio a chiedersi se era solo un sogno o fosse realtà, io me lo stò ancora chiedendo !!!!!

ciao Andrea

P.S. Un ringraziamento particolare a chi mi ha assecondato nella realizzazione di questo sogno !!! Non a caso un allievo dei nostri corsi !!!!

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Parete est della cima di Pretare

NON DI SOLO CASCATE (si vive)

In un dicembre, stranamente x gli ultimi anni, già ricco di cascate di ghiaccio in buone condizioni la mia attenzione cade sulle condizioni di neve sui Sibillini e su una parete in particolare: la parete est della cima di Pretare, anticima del M Vettore.parete est cima di pretare m. vettore dicembre 2012 001
Un rapido sguardo alle previsioni meteo, che promettono tempo bello e temperature basse, una telefonata al rif di forca di presta che conferma: “poca neve e molto ghiaccio” è quello che mi aspettavo ! La decisione è facile da prendere: niente cascate, anche perchè sono anni che stò dietro alle condizioni per fare questa salita.
Il solito copione: un paio di telefonate per trovare qualcuno disposto a seguirti, ritrovo nel mezzo della notte e via, si parte per i Sibillini.
Arriviamo che è ancora buio, lasciamo l’auto sulla strada che sale a forca di presta perchè la discesa la dobbiamo fare dalla cima del Vettore per il canalone dei mezzi litri che scende sul versante sud poco prima di forca di presta, appunto.
Attraversiamo a lungo sotto la parete sud che illuminata dal sole  dell’alba si accende di una luce incredibile, sembra di essere sotto una parete himalaiana se non fosse che c’è poca neve, forse un po troppo poca neve!! E’ subito chiaro che la via che volevo salire non è fattibile cosi giunti sotto alla parete si cerca di individuare una linea di salita su neve che ci porti sulla cresta.
Una breve “ravanata” dentro ad un canale  ci permette di uscire dal bosco e guadagnare i pendii superiori, qualche zig-zag tra le rocce e qualche passaggio aereo  arriviamo alla cresta nord-est.parete est cima di pretare m. vettore dicembre 2012 091 Quì la temperatura è nettamente più bassa rispetto alla parete assolata ed al riparo dal vento, ci incamminiamo lungo la cresta che seguita fedelmente, per  facili salti rocciosi o larghi pendii ci porta, non senza fatica, alla cima del monte Vettore 5.00 ore  dopo la partenzaparete est cima di pretare m. vettore dicembre 2012 120.Una breve pausa sulla cima affollata tra sciatori snowborder ed escursionisti, alcuni dei quali ci guarda incuriosito visto l’attrezzatura che abbiamo dietro, magari si chiedono a cosa mai ci serva ??? Il colpo d’occhio dalla cima ci permette di spaziare su tutti i principali gruppi del centro italia: Gr.Sasso, Laga, Velino, una giornata stupenda!!!!!
La discesa per il canalone dei mezzi litri in pieno sole è  una lotta continua con lo zoccolo che si forma sotto i ramponi ma per fortuna è stato abbastanza veloce, non così veloce invece è stato l’attraversare nuovamente sotto la parete x ritornare all’auto che raggiungiamo, a dire il vero, un pò provati dopo circa 8.30 di marcia, 1300 m. di dislivello e non  sò quanti km.
Una giornatina piena! Niente di tecnicamente difficile ma in un ambiente selvaggio,sotto la est a parte noi ed un branco di caprioli  non c’era nessuno, ed anche un pò di ricerca se mi passate il termine, oserei dire di alpinismo classico.
Un grazie ai chi mi a seguito in questa avventura: Massimo Davide e Claudia.
Alla prossima!!!
Andrea.

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