24 e 25 Aprile Sa2 2010

  • aprile 27, 2010 22:13

Brenta

Sa2: 24-25 apr. 2010

Questa volta partiamo alla spicciolata, ma arriviamo tutti puntuali al ritrovo fissato per le 8,30 nel parcheggio degli impianti Grostè  (Madonna di Campiglio).

Il tempo sembra promettere al meglio, saliamo con gli impianti per poi scendere in neve fresca fino al rifugio Tuckett, dove bivaccheremo.

La discesa non è agevole viste le condizioni della neve e soprattutto il peso degli zaini …..

Nel pomeriggio ci aspettano un po’ di lezioni..

Iniziamo con l’autosoccorso in caso di valanga, dopo un’ esauriente spiegazione di Claudia sul comportamento da tenere passiamo ai fatti…..

Abbiamo tre sepolti  con arva ed uno senza dobbiamo cercare di trovarli nel minor tempo possibile, non dimentichiamoci che il periodo  di sopravvivenza sotto una valanga si aggira in 15 minuti…

Nel frattempo la squadra di Steve prepara la truna, che più che un riparo di emergenza, viste le dimensioni è un residence in cui troveranno alloggio per la notte in 6…

Lo scialpinismo è una disciplina faticosa, che richiede una buona preparazione fisica.

Carlo, da buon preparatore atletico, nel pre cena ci da alcune dritte per poterci allenare con buoni risultati..

Domenica mattina, la sveglia è fissata alle 4,30  (tanto per non perdere l’abitudine), perché si sa con l’avanzare della stagione le temperature si alzano e la neve poi diventa molle e pericolosa….

La meta della giornata è Cima Brenta occidentale… ci aspettano 1000 metri di dislivello con gli sci, poi l’ultimo tratto si fa solo con i ramponi.

Si tratta di una bella cresta con tratti di misto per nulla banali, arrivati in cima però lo spettacolo ci ripaga  della  fatica fatta…

Ora inizia la lunga discesa che ci porterà prima a recuperare il materiale da bivacco e poi alle porte di Madonna, dove abbiamo lasciato un auto per il recupero…

E’ una bellissima gita, anche se faticosa…..

….Per fortuna  domani è lunedì, si riposa ci si alza alle 7 e si va a lavorare…..

Ciao a tutti…

Paola

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Balza della Penna “Il Tinaccio”

  • aprile 18, 2010 21:41

Un giro sul “Tinaccio”

Quando è un pò di tempo che non arrampichi, ti viene quel prurito alle dita, quella leggera sensazione di disagio, poi arriva quella vocina nel cervello che ti sussurra “ma perchè non stacchi i piedi qualche metro da terra?”
Fa caldo, per tanti motivi, il lavoro sempre e solo maledetto lavoro, il tempo disponibile è poco, più una fuga che altro, ma gli amici ci sono eccome, quelli ci sono sempre; per ricominciare a muoversi in verticale la scelta è presto fatta, non lontana da casa ma in un bel contesto paesaggistico, avvicinamento breve, non lunga, il “Tinaccio” sulla cresta sud del Montiego vicino alla Balza della Penna.
Sono in compagnia di Renato e Pippo, già questo fa giornata, solite disquisizioni all’attacco, sul materiale, la via è ben chiodata ma all’imbrago carico un pò di materiale in più, pesa un pochino ma non si sa mai (bella la frase “non si sa mai”, giustifica tante cose).
Il primo tiro inizia bene anche se il caldo comincia subito a farsi sentire, al traverso mi ricordo subito di allungare i rinvii ma, mannaggia a me, non ho pensato che sarebbe stato meglio allungare anche l’ultimo chiodo prima di arrivare nel traverso, c’è una piccola rientranza e la corda inizia subito a frizionare sulla roccia con mio sommo gaudio; ogni movimento lo devo affrontare con una bracciata di corda lasca, recuperata a fatica e trattenuta con i denti, così se volo oltre alla figura da “patacca” ci lascio pure le gengive…la sosta però è vicina e continuando con la fatica del recupero completo l’espiazione del peccato di quel rinvio.
La partenza del secondo tiro la roccia non si concede facilmente, ma poi, proprio come fosse una bella donna, una volta vinta, si mostra a te in tutta la sua bellezza e la parte superiore, verticale e magnifica, vale ogni chilometro fatto, quando arrivo al chiodo con anello (quello citato nella relazione), cerco sopra la sosta, guardo quanti chiodi ancora per arrivarci e conto all’imbrago i rinvii, che non sono sufficienti ma il “non si sa mai” stavolta dà i suoi frutti e con cordini, moschettoni liberi e fantasia, completo il tiro.
Il terzo ed il quarto tiro si lasciano domare piacevolmente a completamento di una via, di una bella mattinata, di un bel momento di amicizia che si salda ogni volta di più quando ci stringe la mano, quando ci si scambia un sorriso o una battuta, quando si commenta la giornata appena vissuta ad un tavolo con i piedi sotto e una birra sopra…
Io non cerco altro dalla montagna…buona montagna a tutti, Lorenz
(agosto 2009)

“Perchè vado in montagna? Perchè alpinismo vuol dire natura…e perchè in natura ritrovi l’autentico senso della vita,
il segreto di una gioia interiore che nessuna vicenda terrestre potrà annientare” GUIDO ROSSA

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10 e 11 Aprile Sa2

  • aprile 13, 2010 09:00

Sa2 …10-11 aprile 2010

Eccoci qua con la terza uscita del.Sa2 ed il racconto di un gran week-end.

Partenza da Faenza alle 4,30 con il pulman, guidato dall’amico Gigi, destinazione Passo del Tonale.

Il tempo finalmente mette al bello, prendiamo gli impianti e saliamo fino al Passo Presena, da qui scendiamo fino al rifugio Mandron, dove pernotteremo.

Lasciato il superfluo al rifugio montiamo le pelli ed iniziamo a salire con destinazione Cresta Croce, teatro della prima guerra mondiale, ne è testimonianza la presenza del cannone portato fin lassù dai militari.

Procediamo lungo lo splendido senario del ghiacciao dell’Adamello, la giornata è fantastica e il sole come pure i 1000 metri di dislivello si fanno sentire, giunti in vetta però lo spettacolo fa dimenticare tutta fatica fatta.

Ora ci attende la discesa, all’inizio in mezzo alla polvere fin sopra le ginocchia, poi più in basso lungo il ghiacciao la neve è crostosa e con fatica rientriamo al rifugio.

Leo nel pre-cena ci istruisce sui primi soccorsi da mettere in atto in caso d’incidenti…

Siamo “cotti” ma l’ottima cena fa tornare il buon umore a tutti…..

La mattina dopo sveglia all’alba, perché ci attende la discesa del Pisana, la più lunga d’Europa con i suoi 2000 metri di dislivello.

Procediamo in salita direzione P.so del lago di Pisana, dove si potrebbe scendere lungo il Pisganino, noi però prosegiuamo con un lungo traverso ed una breve salita fino alla cima Mandron, dove possiamo godere a 360 gradi del gruppo dell’Adamello.

Ora come promesso da Vitto ci aspetta un discesa mozzafiato in mezzo alla polvere, uno spasso…!!!

Purtroppo la neve scendendo lungo il ghiacciao del Pisgana cambia e diventa crostosa per poi ritrovare alla fine trasformata e nuovamente sciabile…..

Per finire nel programma c’era una ricerca arva , che non dimentichiamolo potrebbe salvarci la vita..

Personalmente è stato un gran week,

grazie a tutti..

paola

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