Codice Etico

  • marzo 23, 2010 23:56

è stato emanato dalla CISASATER  una carta dei valori e dei principi etici chiamato “Codice Etico”  questa carta ha pochi punti ma essenziali per lo svolgimento della nostra attività.

1. La responsabilità:

Gli istruttori sono responsabili delle proprie capacità e competenze nei confronti di sè stessi, degli altri istruttori e degli allievi. Ogni istruttore si deve fare carico della propria responsabilità senza scaricarla su altri.

2. La capacità e la competenza:

L acapacità e la competenza degli istruttori è determinante per il raggiungimento degli obiettivi della Scuola. Ogni istruttore opera costantemente per il mantenimento e l’aggiornamento delle proprie competenze.

3. L’affidabilità:

Ogni istruttore assicura il rispetto degli impegni presi e la qualità didattica del proprio contributo.

4. La sicurezza:

Gli istruttori s’impegnano al rispetto dei livelli di sicurezza più elevati agendo con prudenza e perizia sia durante i corsi, sia nella periodica attività d’aggiornamento. Gli istruttori si impegnano a diffondere la cultura della sicurezza tramite attività teoriche e pratiche.

Anello Castellani e Canalino della Rombuscaia

  • marzo 20, 2010 23:38

Corno del Catria

(gennaio 2010)

L’idea era nell’aria già da tempo, si decide e si parte, destinazione Corno del Catria con l’intenzione di salire tutta la cresta che corre a sud-est fino a congiungersi con l’anello Castellani alla Sella del Corno, salire il canalino della Rombuscaia, tornare alla sella e ridiscendere la cresta per tornare all’auto.

Sara, Serghei e Renato formano la compagnia, ranghi serrati e si sale, un bel sentiero nel bosco immerso nel suo letargo invernale, poi traccia per prati e rocce affioranti con qualche macchia di neve qua e là, e finalmente la cresta.

Il vento, da sud, impetuoso e freddo, ci stuzzica un pò, ci provoca, ma parte del tracciato corre al riparo, nascosto ad esso; la cresta, larga all’inizio, si restringe man mano che si sale fino a diventare lama in alcuni passaggi, l’esposizione in certi punti non manca proprio, di neve non se ne trova tanta, più che altro si trova galaverna ventata e ghiacciata, croccante.

Verso la fine attraversiamo, legati a corda, un tratto molto esposto e sottile, quasi lo si cavalca, poi la cresta si allarga di nuovo fino culminare in una insellatura con un salto roccioso che si separa dalla Sella del Corno, per raggiungerla scendiamo uno stretto canalino carico di neve per poi traversare sotto al salto roccioso e risalirne al di là, proprio alla Sella del Corno dalla quale scendiamo verso sud e traversando qualche centinaio di metri ci portiamo all’imbocco del canalino della Rombuscaia; un pò di materiale, la corda di nuovo in vita e su, il freddo si sente molto, invece le dita no, l’alberello in mezzo al diedro è come qualcuno che ti aspetta e ti tende la mano per aiutarti salire, si sale; una volta fuori dal canalino bisogna trovare la catena della prima doppia poco sotto la cima del Corno, che sarebbe anche molto ben visibile se non fosse completamente incrostata di galaverna,

ben mimetizzata con il resto del mantello ghiacciato che copre quella parte di roccia; si scendono le quattro doppie in un silenzio invernale, ovattato, le scarpe in mezzo a quel poco di neve che resiste nell’ombra non fanno alcun rumore, infine ci si ritrova sul sentiero per tornare alla Sella del Corno, a memoria rifacciamo il percorso a ritroso, il canalino innevato in salita e tutta la cresta, legandoci nello stesso punto,giù fino al sentiero che riconduce all’auto.

Come al solito tutto termina con i piedi sotto un tavolo e la birra sopra, una bevuta insieme continua a mantenere saldo il legame tra di noi anche dopo che abbiamo riposto le corde nel sacco, la cordata continua…

Come sempre buona montagna a tutti, Lorenz

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“Qualcosa è nascosto. Vai a cercarlo. Vai e guarda dietro i monti.

Qualcosa è perso dietro i monti. Vai! È perso e aspetta te.”

RUDYARD KIPLING

Ag1 2010

  • marzo 18, 2010 22:05

Direttore: INA Farneti Andrea

Vice Direttore: INA Savioli Nereo

Presentazione

Corso di base rivolto a persone desiderose d’imparare le tecniche per praticare alpinismo classico in ambiente alpino nivo-glaciale di alta quota, oltre ad approfondire gli aspetti culturali che lo caratterizzano.

Il corso si svilupperà in lezioni teoriche ed uscite pratiche in ambiente di alta montagna ed essendo di primo livello non sono richieste esperienza già acquisite, per la lunghezza e il dislivello delle salite programmate, è assolutamente necessaria una buona condizione fisica tale da sostenere sforzi prolungati.

Prospetto delle lezioni:

  1. TEORICA – martedì 15 giugno – ore 21,00 – Località: CAI Ravenna

Presentazione del corso, comprensione dell’attività, attrezzatura indispensabile.

Principali materiali

Relatore: Gobbi Francesco

  1. TEORICA – martedì 22 giugno – ore 21,00 – Località: CAI Rimini

Nodi, catena di sicurezza e tenuta materiali

Relatore: Savioli Nereo

  1. PRATICA – domenica 27 – lunedì 28 – martedì 29 – mercoledì 30 giugno

Rifugio Pizzini-Frattola (2700 m) – Gruppo Cevedale/Pasquale/Gran Zebrù

Salita al rifugio, ripasso nodi, tecnica individuale su neve e ghiaccio, manovre. Ascensioni alle cime dei gruppi montuosi circostanti: via normale al Pasquale, via normale al Cevedale dal Casati o con variante dal vallone tra Cevedale e Pasquale, via normale al Gran Zebrù

TEORICA

  • Preparazione alla salita
  • Orientamento e topografia
  1. TEORICA – martedì 6 luglio – ore 21,00 – Località: CAI Faenza

Neve e valanghe, glaciologia, morfologia di un ghiacciaio

Relatore: INSA Lega Vittorio

  1. PRATICA – giovedì 8 – venerdì 9 – sabato 10 – domenica 11 luglio

Rifugio Guide di Ayas (3394 m) – Gruppo Monte Rosa

Salita al rifugio, ripasso principali manovre. Ascensioni alle cime dei gruppi montuosi circostanti: Roccia Nera, Polluce, Castore

TEORICA

  • Meteorologia e attivazione dei soccorsi
  • Storia dell’alpinismo

16 luglio – Cena di fine corso

Note:

  • il numero massimo dei partecipanti è fissato in 20 persone ogni sezione avrà a disposizione 4 posti. Al di sotto dei 12 iscritti sarà il Consiglio della scuola a decidere l’eventuale annullamento del corso.
  • le iscrizioni si apriranno il 16/04/2010 e si chiuderanno il 15/05/2010 oltre tale data le ulteriori iscrizione non dipenderanno più dai posti riservati alle sezioni
  • il costo del corso è fissato in 250,00 euro
  • se sarà possibile si cercherà di usufruire del pullman
  • ad ogni iscritto verrà fornito il manuale Tecnica di ghiaccio

Il Direttore

“Per tutti Voi”

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Ar1 2010

  • marzo 18, 2010 07:29

Per informazioni e iscrizioni

334-3777476

Direttore : INA Nicoletta Filipponi

Vice Direttore : IA Luigi Mazzotti

Prospetto delle lezioni:

1) TEORICA  – giovedì 06 maggio – ore 21,00 – Località: CAI Faenza

Presentazione del corso, lezione sui materiali tecnici.

Relatori: INA Nicoletta Filipponi e IA Luigi Mazzotti

2) LEZIONE TEORICO/PRATICA – Domenica 09 maggio – ore 9°° - Località: palestra Lucchesi Faenza

Relatori: INA Nicoletta Filipponi e IA Luigi Mazzotti

Verifica dei materiali in possesso degli allievi, insegnamento dei nodi, tecnica di arrampicata con prove pratiche ed utilizzo di audiovisivi .

3) TEORICA -  martedì 11 maggio  – ore 21,00 – Località: CAI Cesena

Geologia

Relatrice : ISA Claudia Piombi

4) PRATICA – Sabato 15 e Domenica 16 maggio – ore 07,00 – ritrovo Class Hotel  per partenza con Pullman, destinazione Stallavena .

a) Tecnica di arrampicata

b) Soste ( sosta classica ) .

c) Assicurazione al compagno con tuber e con  mezzo barcaiolo

d) Manovre: nodi e corde doppie

5) TEORICA – Martedì 18 maggio – ore 21,00 – Località: Palestra Lucchesi Faenza

La catena di assicurazione con nozioni su : conduzione della cordata, cordata in conserva media e corta.

Relatore: IA Luigi Mazzotti

6) TEORICA – Giovedì 20 maggio – ore 21,00 – Località: CAI Imola

Meteorologia

Relatore: INA Luca Leoni

7) TEORICA – Mercoledì 26 maggio  – ore 21,00 –  Località: CAI Rimini

Preparazione della salita, attivazione del pronto soccorso

Relatore: INA Nereo Savioli

8) PRATICA – Sabato 29 e Domenica 30 Maggio – ore 06,00 – ritrovo Class Hotel per partenza con Pullman,

destinazione Bismantova.

Salite su vie di più tiri – difficoltà  III -  IV

Discese in corda doppia.

9) TEORICA – Mercoledì 09 giugno – ore 21,00 – Località: CAI Ravenna

topografia e orientamento

Relatore: Maurizio Solaroli

10) PRATICA - Venerdì 11 Sabato 12 e Domenica 13 Giugno

Dolomiti -Val Canali Rifugio Treviso-salita su vie di più tiri

18 giugno  – Cena di fine corso.

Costo del corso 230,00€

13 e 14 Marzo Sa2

  • marzo 16, 2010 13:36

Sa2 2010

13-14 marzo….

Si riparte…..!!!!

Questo era un week end di lezioni teoriche e pratica di manovre in falesia.

Purtroppo l’abbondante neve caduta in appennino ci ha impedito l’uscita in falesia…

Non per questo Vito si è arreso.

Si parete sabato nella sua taverna, dove ci ha gentilmente ospitato, per la lezione teorica sulle valanghe e la conduzione della gita…ormai al termine idea …..domattina andiamo a fare una gita al Lavane?

Detto fatto, domenica si parte.

Troviamo tantissima neve, subito in salita è gelata visto il freddo della notte, poi in cima con nostra sorpresa anche tracce di polvere.

La discesa dal Lavane si dimostra più remunerativa di quello che pensavamo, polvere in cima, poi un po’ di crosta e giù bella trasformata per fare le ultime curve in bellezza.

…..Ma non è finita…ora ci aspettano le manovre nella palesta Carchidio-Strocchi di Faenza.

Fra un barcaiolo, un prussing, una doppia, la risalita su corda e un paranco si arriva a sera in un attimo..

È stato un week end intenso e molto interessante, in cui in nostri istruttori hanno cercato di insegnarci a riportare a casa la “pelle” !!!

Paola

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Cervino 2010

  • marzo 8, 2010 20:49

Cervino: una montagna, un sogno…… (di Mauro Cappelli)

Chi, per dirla con Hans Kammerlander, è “malato di montagna”, conosce perfettamente quel tarlo instancabile che lavora non conoscendo alcun diritto sindacale e continua a sfornare proposte, proporre salite, spostare sempre un pochino oltre l’orizzonte a cui mirare; per questo motivo non starò a dilungarmi sui come e sui perchè questa salita sia finita “nel cassetto” dei miei sogni (cassetto che ognuno di noi più o meno segretamente custodisce).

Il Cervino l’ho visto in centinaia di foto, scatti fatti per la maggior parte da Zermatt visto che da quel lato la montagna mostra i suoi perfetti profili da piramide.

Dalla conca del Breuil invece, il Pic Tyndall interrompe la regolarità delle 4 creste formando una spalla su cui “la gran becca” si appoggia.

La prima volta “dal vivo” l’ho visto nell’estate 2002, ero al colle del Lys, dove mi ingaggiavo sui miei primi 4.000 con Marisa, scegliendo quelli più abbordabili fra le cime del Monte Rosa.

Quella volta ho fatto di persona gli scatti a quella piramide scura che si innalza isolata interrompendo la cresta di confine.

Il Cervino……. se chiedi ad un bimbo di disegnare una montagna ti disegna proprio quella (anche se non l’ha mai vista) perché il Cervino rappresenta “la Montagna” nell’immaginario collettivo.

Se ognuno di noi chiude gli occhi e pensa ad una montagna, nel proprio pensiero gli si materializza una montagna uguale al Cervino.

Il Cervino…… Nel 2002 l’ho fotografato perché mi sembrava bello, anche da quella distanza percepivo l’importanza di quel “corno”, il solo vederlo e fotografarlo mi dava un vago senso di appagamento, l’idea di salirlo mi sembrava sacrilega al punto che nemmeno mi sfiorava.

Il Cervino…… Era troppo lontano, troppo difficile, troppo ….. Ecco, il Cervino era semplicemente “troppo”, non ci pensavo.

Intanto intraprendevo la mia modestissima attività alpinistica ricavandone un piacere fino a poco tempo prima sconosciuto.

Nel 2004 vado in vetta al Monte Bianco dal versante italiano (val Veny) con Andrea (il mitico Gambero, conosciuto, manco a dirlo, a far cascate!!): alle 4 del mattino ci siamo dati appuntamento a Faenza e 28 ore dopo eravamo in vetta al Bianco quasi 5.000 mt sopra il luogo del nostro appuntamento faentino.

Una bella cavalcata, fatta di getto e continuata per i successivi 4 giorni di ferie sull’assolato granito del Mont Rouge del Triolet prima e conclusa poi sui 4.014 mt. del Dente del Gigante.

5 giorni fantastici, mai stati fermi un minuto, sempre a macinare dislivelli perché “bisogna sfruttare il bel tempo stabile e certe occasioni non capitano tanto spesso”.

5 giorni per parlare, per condividere progetti, per aprire un po’ di quel cassetto gelosamente custodito e permettere al “tuo compagno” di dargli una pur veloce sbirciatina.

Naturalmente anche il tuo compagno ti fa dare una sbirciatina nel suo, così succede che le carte si mescolano e un po’ del materiale che era nel tuo cassetto finisce nel suo e viceversa.

Ecco perché quando torni a casa dopo aver realizzato una salita ne hai “rimediate” almeno un’altra decina da fare, ecco perché più sogni riuscirai a realizzare più ne sognerai di belli, di lontani, di apparentemente irrealizzabili…..

Comunque, da quel giorno, il Cervino è diventato un po’ meno lontano, un po’ meno difficile, un po’ meno…… Ecco, il Cervino era ancora tanto ma non era più “troppo” e comunque ci pensavo, eccome se ci pensavo!!!

Il pensiero ha sulla nostra mente lo stesso effetto che ha l’acqua sulle rocce: scava, forgia, modella e il pensiero del Cervino ha finito col fagocitare altri pensieri cannibalizzandoli e nutrendosene avidamente.

Da quel giorno, ogni estate, l’antenna era puntata sulle Pennine: telefonate all’ufficio guide del Cervino per sapere quali fossero le condizioni; nel fare il numero il cuore accelerava il battito per l’eccitazione seguita poi dallo scoramento quando, dall’altro capo del filo, una voce apparentemente asettica diceva: non sale nessuno, è ancora pieno di neve, ci sono stati incidenti, le guide ancora non vanno su, ecc….. Quante volte ho avuto queste risposte!

E “Gambero”, che ha contatti personali con alcune guide valdostane, purtroppo confermava quanto mi riportava la diligente segretaria dell’ufficio guide.

Nel Cervino non ci sono le condizioni per andare, allora dove andiamo?

Fa quasi ridere dirlo ma nel frattempo abbiamo fatto tante salite “all’ombra” del Cervino: la Biancograt al Bernina, la Cassin al Badile, lo spigolo Vinci al Cengalo, la Kufner ai Pizzi Palù…… tutte salite fatte con Andrea perché la meteo e le condizioni della montagna, quando noi avevamo il “buco” per andare, non ci consentivano la salita al Cervino, così si “ripiegava” dove la meteo era più possibilista.

Vista da quest’angolazione è quasi un peccato che siamo riusciti a salire sul Cervino!!!

Scherzi a parte, il 30 Luglio 2009, come tante altre volte, siamo di nuovo al parcheggio del Class Hotel pronti per la partenza, ma questa volta la “sentiamo” diversa, questa volta si va a Cervinia, questa volta si proverà a salire la cresta del Leone per arrivare in cima, in cima al Cervino, in cima a un sogno cullato e inseguito ormai da diversi anni.

Questa volta, l’asettica voce dall’altro capo del filo ha detto che si, oggi le guide sono salite, la montagna sembra in buone condizioni….. Quante volte ho bramato questa risposta e adesso che me l’hanno data quasi ne ho paura, è come se la lunga attesa avesse alimentato un non so chè di fatalità, una sorta di convinzione che sul Cervino non si sale, che non ci sono le condizioni e invece non è così: sul Cervino si sale, le condizioni ci sono, adesso ho io il pallino in mano e se sbaglio la bocciata non posso prendermela con nessuno se non con me stesso e con le mie “paure”.

Arrivati a Cervinia facciamo “la stesa” 01di tutto ciò che abbiamo caricato, abbiamo talmente tanto materiale con noi, attrezzatura, abbigliamento, viveri e acqua che potremmo salire il Cerro Torre!!!

Dalla Romagna ci siamo portati tutto, non abbiamo fatto alcuna scelta tanto siamo solo in 2 e di posto in macchina ne resta comunque ma adesso “la scelta” non si può più rimandare.

“Che piccozza prendi? Dei friends quanti ne portiamo? Prendiamo su i miei cordini o i tuoi?”

Piano piano i due zaini prendono corpo, cerchiamo di riempirne ogni vuoto, devono essere anche belli da vedere, non quelle robe sformate e “bitorzolute” che, oltre ad essere antiestetiche, puntano fastidiosamente sulla schiena, dobbiamo andare sul Cervino e, parafrasando la battuta di una vignetta che ironizza sull’ambiente dei climbers, mica siamo qui per divertirci!

Tutto è pronto, abbiamo mentalmente fatto e rifatto l’inventario del materiale che ci siamo caricati sulla schiena, il Cervino è là, nascosto da un cappello di nuvole (ma oggi non doveva essere bello?) e noi cominciamo la lunga marcia di avvicinamento che, passando per il rifugio Duca degli Abruzzi e dal Colle del Leone, ci farà arrivare alla nostra meta odierna: la capanna Carrel.

Se la capanna Carrel fosse un rifugio gestito, la salita al Cervino sarebbe tutta un’altra gita, invece la Carrel è una capanna in cui le Guide del Cervino assicurano solo la presenza di coperte per le brande e le bombole del gas per un paio di fornelli che sono lassù.

Certo, non è poco, Carrel mica le aveva “queste robe” quando è salito quassù; Carrel non aveva nemmeno tutto quel cordame che addomestica la salita nei tratti più verticali, Carrel non si è mica servito della scala Jordan per superare i 5-6 metri di paretina strapiombante poco sotto la cima; a pensarci bene Carrel doveva avere un bel paio di attributi per salire nei tempi e nei modi con cui è salito!

Andrea ha combattuto con l’acclimatamento, ha sofferto, non è riuscito a mangiare, non è riuscito a bere, gli è venuto mal di testa quando siamo arrivati ai 3.800 metri della capanna Carrel e se l’è tenuto per tutta la notte fino al mattino successivo; quando siamo partiti per la cima, dubbiosi più che mai, aveva gli occhi lucidi come quando si è a letto con l’influenza e la febbre alta, non so dove ha trovato le forze per dire “proviamo”, però le ha trovate e, un passo dopo l’altro, ha anche lui scalato quella che per quel giorno è stata “solo la nostra montagna e di nessun altro”.

Merita un grazie ancora più grande per questo “sforzo” supplementare che ha dovuto sopportare.

Era venerdi 31 luglio 2009, il giorno dopo, in un incidente sul versante svizzero dell’Hornli, un alpinista austriaco ha perso la vita, pochi giorni dopo, nei pressi del Col de la Felicitè (ironia di un nome), una guida alpina francese è scivolata lasciando per sempre la vita su quelle rocce, una decina di giorni dopo la salita per la cresta del Leone è stata interdetta per il pericolo di caduta sassi e il distacco di grossi blocchi.

Lungi da noi il pensiero (nemmeno ci sfiora) di avere fatto qualcosa di grande o di importante, abbiamo fatto una salita grande e importante solo per noi, una salita diversa da tutte le altre, semplicemente perché questa è stata la “nostra salita”; non abbiamo solo letto, non abbiamo solo immaginato, non abbiamo solo sognato….. Ci siamo andati, ci siamo abbracciati, in cima ci siamo anche commossi, abbiamo dei ricordi vivi, possiamo raccontare questa esperienza perché l’abbiamo vissuta in prima persona e non importa se anche tantissime altre persone lo possono fare; a noi importa poter dire che si, sul Cervino ci siamo davvero saliti.Vetta 3

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©argilu 2009