Spigolo delle Bregostane.

  • dicembre 27, 2009 11:51

Questa salita la voglio consigliare perchè relativamente “abbordabile” è abbastanza vicina al paese di Mazzin, la quota 2297 m. permette di farla anche in autunno o primavera quando a quote più alte l’innevamento rende ancora critico altre salite.

Questa salita aperta nel 1988 da Battisti e Ravaglia è ancora uno degli angoli nascosti delle Dolomiti e sia la salita, il panorama in cima e la discesa sono di un incontaminato splendore.

La prima volta che ci siamo andati grazie alla guida di Jacopelli non abbiamo trovato la Via.

Le spiegazioni sono molto vaghe e portano facilmente ad errori di percorso da far perdere mezza giornata.

La seconda volta cercate qualche indicazione e foto su internet siamo riusciti a trovare il giusto avvicinamento.

Facciamo 2 cordate preparativiIo e Sara e Serghey e Paola. Per Serghey è il primo approccio con le vie in montagna e dalla relazione mi sembrava una via abbastanza facile e protetta, (la via dovrebbe essere protetta a spit).

Lasciamo le macchine all’inizio del paese di Mazzin in Val di Fassa, poi si parte a piedi e passati di fianco alla fontana pubblica si prende la strada forestale per la Val d’Udai.

Si segue la strada e dopo circa una mezz’ora di cammino in costante salita sulla nostra destra si intravede la spaccatura sulla Palacia del Dociorìl che forma sulla sinistra il nostro bellissimo spigolo.si intravede lo spigolo

Si continua ancora fino ad arrivare in fondo alle cascate del Satcront (circa un’ora dalla partenza) si prosegue sulla destra (indicazioni rifugio Artemoia) e poco dopo quando il sentiero interseca un corso d’acqua si prende il sentiero di destra si segue per circa 25 minuti e poi quando diventa quasi pianeggiante si devia a sinistra per un canalino che porta piano piano verso il nostro spigolo, sempre ben visibile.

Il nostro spigolo è quello di Sinistra e dalla partenza all’attacco ci vogliono circa 1h e 45 minuti di salita continua.si inerpica sempre di più

La via è esposta sud-ovest ma il tempo nuvoloso rende abbastanza fresca la partenza.

Ci scaldiamo subito perchè la via non è mai banale e ogni tiro presenta passaggi di V. La roccia è ottima e bene appigliata ma quasi sempre verticale e la famosa spittatura è molto teorica in quanto hanno messo gli spit dove prima c’erano i chiodi e quindi a volte c’è un solo spit a 10 mt. dalla sosta. nelle soste c’è sempre uno spit.

servono i friend del 2 e 3 per integrare in una fessura di V in partenza di un tiro.

A metà via ci raggiunge una cordata che poi scopriamo che è Bernard un tipo  molto cortese (collaboratore di varie guide alpinistiche) che non ci sorpassa ma resta tranquillamente in coda a noi e ci dà ottimi consigli per la discesa.spigolobregostane Paola e Bernardpiano pianoarrivooooSi aggiunge Beernard con amicoultimo tiro e incomincia a piovere2009_0713spigolobregostane Paola 1

nell’ultimo tiro incomincia a spiovigginare e incrociando le dita che non aumenti arriviamo in cima.

Serghey e la Paola se la cavano alla grande.

I pratoni sommitali sono bellissimi e tutti pieni di fiori.

Seguiamo il consiglio di Bernard che invece della discesa sulla destra della cima, molto più ripida e non proprio su sentiero, ci propone di seguire il sentiero che porta sulla sinistra è molto più lungo ma bellissimo e selvaggio, incontriamo nella valle di sinistra gruppi di camosci e zone adibite a veri e propri condomini per marmotte.pratoni sommitalimarmottopolifauna

Arrivati al bivio per il rifugio Artemoia noi sendiamo a sinistra per Mazzin.incrocio

La valle è verde e ricca d’acqua e dopo a un lungo camminare arriviamo alle cascate che avevamo incontrato in salita. Scendiamo la strada forestale e dopo a circa 2h siamo alla macchina.

Bella salita…….

Per le foto complete guardare nella sezione foto.

Piccola Fermeda e Torre Firenze ( di Mauro Cappelli)

  • dicembre 17, 2009 18:53

Piccola Fermeda e Torre Firenze ( di Mauro Cappelli)

6 e 7 Agosto 2009, ci siamo di nuovo, il week end è libero da altri impegni, la meteo promette spettacolo e si può tornare alle amate rocce dolomitiche.

Abbiamo un programma “full immersion” nella natura: 2 giorni, 2 vie e una dormita all’addiaccio col sacco a pelo, senza tenda, tanto è bello e non piove.

Compagni d’avventura 2 allievi freschi freschi di corso AR 1: Chiara e Marco.

Marco l’ho già “collaudato” alla fessura Buhl, Chiara è la prima volta che viene con me ma ho avuto modo di misurare le sue capacità e la sua resistenza nelle uscite pratiche del corso finito da poco.

Quando li ho chiamati dicendo “andiamo in Val Gardena e dormiamo per terra, dove capita, senza tenda”, non so se hanno dubitato delle mie capacità intellettive, comunque hanno accettato di buon grado e, apparentemente, senza manifestare particolari perplessità.

Solito ritrovo al parcheggio del Class Hotel di Faenza alle 4 del mattino, soliti 400 Km e solite esclamazioni di stupore quando, al nostro arrivo in valle, le assolate rocce del versante sud delle Odle ci invitano a salire…..

Il programma che ci siamo fatti per oggi è la salita alla cima della Piccola Fermeda per lo spigolo Sud-Est (via Leuchs, la fredda matematica dice: sviluppo della via 750 mt., difficoltà IV).Tracciato della via sulla piccola Fermeda

L’impianto ci porta in pochi minuti dai 1.430 mt. di S.Cristina ai 2.100 del Col Raiser, da qui proseguiamo a piedi e dopo un’oretta scarsa siamo all’attacco della via.

I primi 4 tiri ci fanno superare uno zoccolo di erba verticale piuttosto fastidiosa e ci depositano alla base del tiro chiave: una fessura su roccia bianco-giallastra non proprio sanissima.

Il 7° tiro lascia le rocce della Grande Fermeda e, attraversata la gola che le divide, prende quelle della Piccola Fermeda.Fermeda_Firenze 005.b

Lì la roccia migliora, l’arrampicata è divertente e, quando si arriva sul filo dello spigolo, è piacere allo stato puro.

Lo spigolo è facile III/III+, non ci sono chiodi intermedi né soste pronte però ci si arrangia con gli innumerevoli spuntoni che di norma abbondano quando si arrampica su quel grado.Fermeda_Firenze 023

La corda fila via liscia e ogni 60 mt., quando finisce, mi fermo, “faccio sosta”, recupero i secondi e riparto per i successivi 60 mt. fino alla cima……. dell’anticima.

Poi dall’anticima c’è un po’ di sali-scendi-attraversa fino all’ultimo salto che porta sulla cima vera e propria della Piccola Fermeda.

Dietro di noi ci sono tre amici (Serghej, Riccardo e Davide) che sono su da qualche giorno in ferie, nei giorni scorsi hanno salito una via ferrata e oggi si sono aggregati a noi per questa salita.

Sono rimasti un po’ più indietro così decidiamo di aspettarli sull’anticima visto che c’è uno splendido sole e una comoda piazzola.Fermeda_Firenze 034

In basso, i prati della Val Gardena sembrano un immenso campo da golf, i diversi tagli della fienagione formano quadrati con tonalità diverse di verde, lungo i sentieri si vede qualche escursionista, il vento ci porta alle orecchie il loro indistinto vociare, di fronte a noi il Sassolungo reso offuscato dal sole in controluce, poi, un po’ a sinistra, il gruppo del Sella con la “locomotiva” che ne traina le Torri, il Lagazuoi, la Tofana …… così, crogiolati dal sole, potremmo quasi addormentarci.

Una barretta, un sorso d’acqua e la constatazione che ormai l’ultima corsa dell’impianto che dal Col Raiser porta alla macchina è persa, pazienza, ce la faremo a piedi……

Speriamo di arrivare in tempo per mettere qualcosa sotto i denti, in fondo siamo svegli dalle 3 e mezzo e abbiamo fatto solo una colazione veloce in autogrill!!!

Si sentono le voci della cordata amica che ci segue, ci hanno raggiunti e ci rimettiamo in moto.

La traversata che dall’anticima conduce alla cima si può fare anche in conserva con brevi tratti in sicurezza ma la progressione in conserva con una cordata da 3 non mi attizza per niente quindi, anche se impieghiamo più tempo, opto per “fare i tiri”.

Sono già stato altre 2 volte sulla Piccola Fermeda (per altre vie) e conosco bene la discesa, dovessimo anche fare buio non sarebbe un problema.

Per ogni evenienza abbiamo anche un paio di pile frontali poi in queste notti c’è luna piena e, alla bisogna, saprà eventualmente illuminarci lungo il sentiero di rientro alla macchina.

In cima c’è il libro di via, lo sfoglio per trovare traccia della mia salita del 23 Dicembre scorso quando sono arrivato fin quassù con Marisa; mi ricordo che la penna, gelata dalla bassa temperatura, non ne voleva sapere di scrivere ma con cocciutaggine riuscii e farla “partire”.

Lasciamo traccia di questa splendida giornata su una pagina nuova del libro e iniziamo la discesa.

Come succede tante volte, la discesa non è affatto più agevole della salita e non si deve commettere l’errore di sottovalutare le roccette di II° e III° (che sono la via normale di salita) anche perché la giornata comincia ad essere “lunga” e la stanchezza inevitabilmente affiora.

Per Chiara è probabilmente la prima “vera” esperienza di montagna dopo le uscite del corso, così, per procedere più celermente e con maggiore sicurezza su quel terreno per lei poco abituale, la lego a me in conserva corta e questo effettivamente ci sveltisce il passo al punto che, arrivati fuori dalle rocce, sui pascoli alti dove non è raro incontrare qualche camoscio, abbiamo lasciato indietro il resto della “combriccola” e ci sediamo ad aspettarli.

Non tardano molto e non tarda neanche l’imbrunire : “dopo l’ultima corsa dell’impianto, ci salta anche la cena”.

Comunque la salita è fatta, adesso siamo sul sentiero, fuori da ogni pericolo oggettivo, c’è solo da camminare fino a S. Cristina per arrivare dove sono le macchine.

Arrivati in vista di malga Piera Longia che sono circa le 22,00, dalla finestra, inaspettatamente, vediamo filtrare la luce di una lampadina: il “malgaro” non è andato a letto così riusciamo a rimediare una bella birra e un corroborante tagliere di speck e formaggio.

Il giusto coronamento alla giornata fantastica che abbiamo vissuto, ce lo da la luna piena che, facendoci risparmiare le pile delle nostre frontali, illumina il sentiero che ci conduce alle macchine.

Avevo in mente di dormire coi sacchi a pelo nei boschi all’imbocco della Vallunga (dato che domani saliremo la Torre Firenze era un modo per portarci in zona) ma vista l’ora e lo stato di “degrado” della compagnia, optiamo per fare una stesa di sacchi a pelo sulla collinetta erbosa che dista non più di 50 mt. dalle macchine.

Sarà che siamo in piedi dalle 3, sarà che abbiamo scarpinato tutto il giorno, tutti ci addormentiamo senza bisogno che nessuno intoni alcuna ninna nanna e fino alle 8 del mattino nessuno turba o interrompe i nostri sogni.

Alle 8, col risveglio, si fa “l’inventario” delle ammaccature e delle indolenziture rimaste dal giorno prima e la compagnia subisce delle importanti defezioni: i tre amici che ieri ci hanno seguito decidono di proseguire le loro ferie con un programma più “soft”: andranno alla città dei sassi a fare monotiri e prendere un po’ di sole.

Noto invece con piacere che i miei impavidi compagni di cordata (Chiara e Marco) sono ancora carichi come delle balestre nei giorni del Palio, dunque, come da programma, si va alla Torre Firenze.

La via scelta è lo spigolo Ovest, 550 mt. che non superano il IV+.Tracciato della via sulla Torre Firenze

L’unica perplessità consiste nell’imbroccare l’attacco giusto, per nulla evidente…… Anzi, l’attacco è evidente, è la torre che non lo è!

Infatti, dai ghiaioni basali, si attraversano almeno un paio di ipotetiche “torre Firenze” e risulta determinante, per indovinare quella giusta, l’osservazione della fotografia dove si riconosce il “ghiaione” da risalire.

All’attacco della via non c’è niente di particolare e lo schizzo tecnico indica che nel primo tiro l’unica cosa che si incontra è uno spit alla prima sosta, 30 mt. più sopra.

Inizio a salire dove mi sembra più logico salire ma siamo sul III+, si può stare più a destra come più a sinistra e non ci sono passaggi caratteristici che confermano la giustezza dell’itinerario.

Comunque, dopo 30 mt., mi trovo davanti al grugno lo spittarello vecchio e striminzito che rappresenta l’arrivo in sosta, “Ok ragazzi, siamo sulla Torre Firenze e siamo sulla nostra via!!!”

Da lì, la precisione dello schizzo tecnico che caratterizza quasi tutte le relazioni del gardenese Bernardi non concede errori di interpretazione e i restanti 520 metri della via filano via lisci che è un piacere.

E’ agosto, è domenica, c’è alta pressione e qui siamo l’unica cordata neanche fossimo in capo al mondo!!!

Chissà che calca alle torri del Sella o alla sud del Ciavazes!

L’alpinismo che mi piace è anche questo, non il grado (che per altro non ho), non l’impresa sempre e ad ogni costo (che per altro non so fare), non l’esasperazione del gesto e dell’azione (che mi riesce con pessimo profitto), quello che cerco è “integrarmi”, per questa giornata, alle rocce che tocco, agli appigli che stringo, agli appoggi che spingo.

C’è il cielo, ci sono le nuvole, ci sono le rocce e ci sono anch’io che, almeno per ora, almeno in questo momento, ne faccio parte, sono un ciuffo d’erba in più, un camoscio aggiunto, un larice trapiantato, un diedro o una roccia.

Questo è lo spirito; dobbiamo chiedere permesso ed entrare in punta di piedi perché siamo ospiti non richiesti in questo quadro stupendo.Fermeda_Firenze 029

Quando domani saremo tornati alle nostre attività, giù nella bassa, questa meravigliosa tela non dovrà essere stata modificata dal nostro effimero passaggio affinché altri possano godere di quello che oggi noi abbiamo avuto la fortuna di godere.

Anche nel mondo alpinistico, a tutti i livelli, sia fra i “quartogradisti” che fra “gli eletti”, ci si perde a volte in discussioni su spit si, spit no, buco o non buco, a vista o rotpunkt e magari ci sfugge l’essenza: quanto impatta il nostro modo di vivere la montagna su questo fragile ecosistema?

In questa due giorni da sogno, in cui ho appagato il mio “desiderio” di natura, per farlo ho bruciato 50 lt di gasolio, ho utilizzato un impianto di risalita, mi sono abbigliato con capi dalle fibre mirabolanti, ho utilizzato strumenti che sono gioielli della tecnica, tutte cose insomma che ho potuto comprare pagandole “di tasca mia” come si dice.

Ma chi pagherà e quale moneta servirà per cancellare l’impronta che oggi io lascio, attraverso la fabbricazione e il consumo di tutte le cose che ho comprato?

Capisco che è un dilemma che difficilmente può trovare una soluzione ma serve a me per darmi un approccio più consapevole (ed anche più umile) a questo meraviglioso “passatempo” che è l’andare per crode.

Ho divagato, ma tanto che sono solo in sosta, mentre recupero i miei compagni di cordata, mi aggroviglio nei pensieri che il contatto con la bellezza del luogo stimola e fa secernere.

La cima della Torre Firenze non è una vera cima, è collegata con una piccola sella terrosa all’altopiano della Stevia che degrada dolcemente verso Sud Est con verdeggianti pascoli prima di buttarsi nel solco verticale della Vallunga.

Il rifugio Stevia ci serve l’ennesimo tagliere di formaggio e speck che il simpatico rifugiere ci insegna come tagliare per apprezzarne appieno il sapore.

Sulle panche di legno, appoggiati al muro esterno di sassi del rifugio, ci riempiamo gli occhi con le frastagliate cime dei Cir che da questo privilegiato balcone di osservazione si fanno particolarmente apprezzare.

Ragazzi, siamo arrivati all’epilogo, dalla Romagna ormai ci separano solo 40 minuti di sentiero che scende in picchiata sulla macchina e la solita autostrada che solca un orizzonte sempre più piatto salvo poi tornare ad ondularsi nuovamente e dolcemente nei profili arrotondati dell’appennino.

A Chiara e Marco un grazie di tutto e….. alla prossima!

(per le altre foto andare nella pagina foto/video)

Giulianini Matteo

  • dicembre 12, 2009 22:42

Istruttore Sezionale di Arrampicata Libera

a tutti conosciuto come Attila

ha partecipato agli ultimi corsi di Arrampicata Libera

E’ iscritto alla sezione di Cesenaattila

Rossi Gastone

  • dicembre 12, 2009 22:36

Istruttore Sezionale di Arrampicata Liberagas

ma anche grandissimo alpinista,

ha partecipato  hai corsi di Arrampicata libera degli ultimi 3 anni.

E’ iscritto alla sezione di Cesenagas1

Villa Marco

  • dicembre 11, 2009 16:26

Istruttore Sezionale di Scialpinismo

Iscritto alla sezione di Faenza

La mia formazione si è sviluppata attraverso i corsi della scuola “Pietramora”  SA1 nel  2006, SA2 nel 2007 e tanta voglia di andar per monti in inverno e in estate

Nel  2009 sono entrato a far parte dell’organico  della Scuola “Pietramora” come istruttore sezionale, partecipando ai primi corsi di aggiornamento e cercando di ricambiare agli altri istruttori la disponibilità che mi era stata generosamente disposta ai corsi precedenti.

marco villa

“Quando penso alla montagna io comincio già a ridere di gioia, e la scuola Pietramora mi ha aiutato tanto a viverla serenamente e in sicurezza, spero di riuscire a contraccambiare”

Assirelli Alberto

  • dicembre 9, 2009 17:46

Istruttore Sezionale di Scialpinismo

è iscritto alla sezione di Ravenna

Assirelli

“Si è riavvicinato alla montagna frequentando il corso SA1 nel 2003 e anche
grazie all’affiatato gruppo incontrato  che condivide le stesse emozioni, ha
continuato il percorso intrapreso con la frequentazione del corso SA3 nel 2008.
L’attività nella Scuola rappresenta anche l’opportunità di poter ricambiare le
disponibilità formative ricevute in questi anni.”

Palestre

  • dicembre 8, 2009 21:49

Faenza- Yellowstone presso Palestra Lucchesi

Faenza- Palestra di ARRAMPICATA Strocchi

Imola- Evoluzione Verticale

Ravenna – Istrice

Forlì – Blocstation

Forlì – Vertical

Cesena-StreetWall

Previsioni Meteo

  • dicembre 8, 2009 21:41

Meteoitalia

3bmeteo

Ilmeteo.it

Tempoitalia

Chesi Italo

  • dicembre 8, 2009 12:13
Sono istruttore di scialpinismo dal lontano 1983. Ho diretto il PRIMO corso di scialpinismo  nel 1994 (quell’anno  non ci sono stati altri corsi di nessun genere) e successivamente ne ho diretti altri 3  o 4 . Nel seguito ho partecipato a tutti i corsi come istruttore. Per la mia attività è un lungo elenco poichè ho cominciato a fare scialpinismo nel 1974 e dopo 35 anni le gite di scialpinismo penso siano 400 o 500. Una decina di 4000 m. con gli sci.chesi italo
Istruttore Titolato di Scialpinismo
Iscritto alla Sezione di Faenza

Dall’Osso Carlo

  • dicembre 3, 2009 14:01

Istruttore sezionale di Sci Alpinismo.

E’ iscritto alla sezione di ImolaDall'Osso

La mia formazione è stata tramite i corsi della scuola “Pietramora”  SA1 nel  2006, SA2 nel 2007 e il corso interregionale (T.E.R.) SA3 nel 2008.

Nel  2009 sono entrato a far parte dell’organico  della Scuola “Pietramora” come istruttore sezionale, frequentando gli aggiornamenti del  settore Sci Alpinismo e partecipando ad alcune uscite del corso SA1 ‘09

Mi appassiona tutto ciò che consente di praticare la montagna in maniera consapevole e responsabile per poterne apprezzare il fascino originale, con l’intento di poter trasmettere questa emozione a chi lo desidera.

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©argilu 2009