Il Rifugio.

 

Io, al telefono: “Avete posto per due persone questa notte?”

“No, mi dispiace, siamo pieni”

“Dai, non puoi lasciarci fuori dal rifugio!”

“No, fuori non vi ci lascio ma vi dovete accontentare di un materasso in sala”

“Va benissimo, allora ci vediamo stasera”

Questo è il breve dialogo telefonico che ho avuto con Luca, il disponibilissimo gestore del rifugio Brentei nel gruppo delle Dolomiti di Brenta.

Rifugio…. Se diamo un senso alle parole, ci troviamo di fronte ad una struttura che serve a dare ricovero, conforto e, appunto, rifugio, a quanti, escursionisti o alpinisti, si trovano immersi in un ambiente che, pur bellissimo, senza basi di appoggio, potrebbe presto trasformarsi in qualcosa di molto ostile e repulsivo.

Quando si torna da una salita, soprattutto se è stata lunga ed impegnativa, la vista del rifugio rappresenta il coronamento della giornata, il momento in cui si realizza che tutto è andato come doveva andare e che possiamo goderci la fatica e l’impegno che abbiamo profuso durante la giornata.

E che possiamo finalmente bagnare la gola con quella birra cui abbiamo continuamente pensato durante l’arsura patita in salita.

Insomma, si tratta, appunto, di un rifugio.

Io e Matteo ci siamo sentiti a casa in quell’ambiente, siamo arrivati alle 9 di sera, ci hanno accolto con un sorriso, ci hanno apparecchiato il posto a tavola e servito una cena sobria ma a cui non mancava davvero niente.

Dopo ci hanno fatto vedere la nostra sistemazione “di emergenza”: il locale asciugatoio che, tutto per noi due, è diventata una suite presidenziale, meglio di una camerata da condividere con scorreggioni e russatori professionisti.

Un cartello indica l’orario per le colazioni: dalle 6 alle 8.

La nostra sveglia per il giorno dopo era puntata alle 4 del mattino…. “Non c’è problema, lasciamo la colazione nei tavoli e le bevande calde nei thermos, voi vi alzate quando volete che trovate tutto pronto”. E’ sempre col sorriso sulle labbra che Luca ci rassicura.

E’ un rifugio, se non fosse in grado di trovarmi una sistemazione d’emergenza o non servirmi una colazione “fuori orario” a che potrebbe servire?

Domani abbiamo una salita (e una discesa) che ci terrà impegnati per un bel po’ di ore.

E’ per questo che siamo qui, questo è il nostro modo (bizzarro?) di occupare il tempo libero, e questo rifugio è parte integrante del nostro andare in montagna.

Non è un albergo, di quelli è piena Madonna di Campiglio con una scelta ed una diversificazione che certamente accontenterà anche il turista più esigente; qui siamo in Val Brenta ai piedi del Crozzon, non ci serve un albergo con la sua vasta offerta turistica…. Qui ci serve un rifugio!

Passano 10 giorni e torno al Brentei, questa volta con me c’è Andrea.

Abbiamo passato 2 splendide giornate “arrampicatorie” e ci apprestiamo a rientrare in Romagna.

Sono le 17 e, prima di scendere a Vallesinella dove abbiamo lasciato la nostra auto, ci fermiamo per un panino.

Luca oggi non c’è, ci sono dei problemi con l’approvvigionamento dell’acqua e sta cercando di risolvere la situazione.

L’inverno è stato poco nevoso e le piogge stentano, le vasche di raccolta sono quasi vuote così è andato sotto il Crozzon dove un tubo raccoglie il prezioso liquido e lo convoglia nei pressi del rifugio.

Mentre io e Andrea ci assaporiamo il nostro panino, arriva un “avventore” con un telefonino in mano, un carica batteria e un fare minaccioso….

“Come mai non carica?”

La ragazza risponde gentilmente che il generatore per la corrente verrà attivato solo più tardi e che sarà quindi possibile caricare il cellulare solo allora.

Il signore sembra stupito ed incredulo, non controbatte solo perché completamente spiazzato dalla risposta.

La sua espressione diceva: “che posto è mai questo dove ci sono degli orari per ricaricare un telefonino? A me serve carico adesso!”

Io e Andrea ce la ridiamo sotto i baffi e strizziamo complici l’occhiolino alla ragazza.

Passano si e no 5 minuti e una signora che aveva chiesto uno strudel chiama la ragazza e con aria disgustata chiede se glielo può riscaldare, visto che è gelato!

La ragazza non perde la gentilezza e il sorriso, prende il piatto col dolce e lo porta in cucina dove sarà, in qualche modo, riscaldato (certo non col micro onde vista la mancanza di corrente).

A conferma della regola “non c’è due senza tre”, arriva un signore a chiedere se hanno del sapone liquido che lui ha lasciato tutto a casa.

Mentre paghiamo il nostro panino, un gemito di contentezza arriva dalla cucina: finalmente l’acqua scende dai rubinetti, Luca, in qualche modo, ha messo una pezza al problema.

Scherziamo con la ragazza sulle tre richieste bizzarre cui abbiamo assistito nel giro di 5 minuti e questa, sconsolata, rincara la dose dicendo che non si tratta di eccezioni…. Purtroppo è la regola.

Ci racconta di una coppia che chiedeva una camera matrimoniale, o di un gruppo di 70 persone che pretendevano di fare tutte la doccia (visto che paghiamo, ne abbiamo diritto!) e di altri aneddoti che non dovrebbero nemmeno sfiorare certi “ambienti”.

Nel frattempo arriva Luca, si vede che gli piace il suo lavoro ed è orgoglioso di gestire il suo rifugio, si spaccherebbe in 4 per soddisfare tutte le richieste!

Si ferma 2 minuti con noi, ci chiede com’è andata, se trova il tempo vuole anche lui prima o poi fare quella salita, chiede informazioni sui tiri, sulle soste, sulle difficoltà.

Gli lasciamo la relazione che abbiamo usato noi e con la quale ci siamo trovati bene.

Prima che riprendiamo il nostro cammino verso valle vuole a tutti i costi offrirci una birra così brindiamo ai monti, alle salite e ai rifugi……

Già, i rifugi… Queste strane strutture dove non si riesce a ricaricare il telefonino, ti viene servito lo strudel freddo, non hanno il sapone liquido a disposizione della clientela, non hanno camere matrimoniali e non permettono a 70 persone sudate di farsi una doccia……

Queste strane strutture dove non sempre spingere un pulsante fa funzionare ogni cosa e dove non serve sventolare banconote da 100 €. per riempire d’acqua le vasche di raccolta.

Queste strane strutture dove, a parte qualche rara eccezione, mi sento sempre a casa mia…. Meglio di casa mia!

 

Mauro Cappelli