Cascate di Ghiaccio “Riva di Tures” e “Val Daone”

Cascate: che passione!!!

Arriva la stagione fredda, una piccola comunità di climbers si affanna ad affilare becche d’acciaio, punte forgiate e frese, intasa i forum chiedendo se questa o quella sono “formate”, chiede come sono le condizioni degli avvicinamenti, quanta neve c’è sotto, quanta ce n’è sopra; possono essere interrogati a bruciapelo sulle temperature minime registrate in tutto l’arco alpino senza alcun timore di essere colti impreparati.

Perché tanta frenesia? Di cosa si stanno occupando?

Di salire flussi gelati, cascate, candele, festoni, qualsiasi cosa “liquida” resa “solida” dal freddo.

Il cascatismo è una malattia (prima di essere un movimento alpinistico) di cui è affetta una piccola percentuale di climbers: a naso si può dire che su 10 che arrampicano in palestra/falesia, 3 fanno anche vie alpinistiche in montagna e 1 fa anche cascate in inverno. Su queste percentuali possiamo discutere ma non credo di essere tanto fuori dal seminato…..

Anche quest’anno le danze in punta di becca e di rampone sono cominciate, che inverno sarà per gli ice-climbers questo che ci sta davanti lo scopriremo strada facendo, per ora si è passati dal freddo-freddo di metà dicembre al caldo-caldo del periodo natalizio, comunque la formazione delle linee da salire è già a buon punto e c’è di che divertirsi.

Per “inaugurare” la stagione del ghiaccio ci siamo trovati il 19 e 20 dicembre a Riva di Tures con temperature prossime ai 20 sottozero.

Riva di Tures 019

La compagnia non lasciava spazio a dubbi o tentennamenti: con me c’erano Raffaele, Andrea e Davide.

A noi si è aggregato Fabio, un amico di Raffaele che non arrampica su roccia ma che ogni tanto si fa “portare” a fare una gita in punta di ramponi; unico caso, credo al mondo, di una persona che fa ghiaccio senza arrampicare su roccia…..

Abbiamo salito Ursprung, una bella colata di 3 lunghezze, Riva di Tures 028raggiungibile con un’ora e mezzo di avvicinamento in cui si attraversa una zona boschiva uscita direttamente dalla pagine patinate di un libro di fiabe.

Abbiamo scelto Ursprung intanto perché eravamo certi, da informazioni preventive, che era ben formata, poi per la sua larghezza che ha consentito alle nostre 2 cordate la salita contemporanea su due linee parallele (evitando lunghe attese della cordata dietro per non farsi scaricare addosso dalla cordata davanti cariolate di ghiaccio).Riva di Tures 006

Il giorno dopo abbiamo finito gli avambracci prima su una candela di 45 mt baciata dal sole, poi su un piccolo anfiteatro che funge da palestra di ghiaccio in cui si può arrampicare anche in moulinette.

Il week-end si è chiuso col buio, la ruggine dai ferri è stata tolta…..

Dopo un avvio così promettente, è arrivata un’improvvisa ondata di caldo che ha un po’ cotto le cascate già formate (qualcuna è proprio crollata) e ci ha fermato fino all’inizio del nuovo anno quando un paziente lavoro di gocce gelate, come milioni di operai in un cantiere, hanno “riparato” le cascate rotte rendendole di nuovo salibili e godibili.

Altra meta classica del ghiacciatore, ci siamo stati il 3 e 4 gennaio, la Val Daone.Val Daone 052 copia

Questa volta non una compagnia collaudata ma addirittura due new entry (Elena e Paola alla prima esperienza su cascata) assieme al trio Davide, Giuliano e me.Val Daone 040

Come reagiranno le giovani “pulzelle” al contatto col freddo e l’impaccio dei ferri ai piedi e alle mani?

Beh, ci hanno dato paga: 2 trattori, inarrestabili, sempre davanti negli avvicinamenti (noi con la lingua lunga per tenere il passo e loro che parlavano allegramente di questo e di quello!!!!), sulla cascata sono salite leggere senza bisogno di battere le picche come un maglio eppure restandovi bene attaccate……Val Daone 050

Forse è presto per dirlo, ma la comunità romagnola degli ice-climber conta due nuovi elementi (oltretutto donne, una vera rarità nel mondo dei ghiacci!!!).

Cosa abbiamo salito?

Il primo giorno la cordata Davide, Elena, Giuliano ci è cimentata con successo su “Super Paio”, mentre la cordata Mauro e Paola si è ingaggiata su “la porta del sole”.

Il secondo giorno entrambe le cordate (senza Giuliano che ha curato le unghie nere dei pollicioni restando al calduccio nel letto “da Placido”) sono salite su “excalibur” confermando (le due pulzelle) gli entusiasmi del giorno precedente.

L’inverno è appena iniziato, c’è tempo e spazio per “darci sotto”!

Note semi serie e consigli utili per chi vuole iniziare a scalare cascate ghiacciate

Se fossi onesto dovrei mettervi in guardia dall’intraprendere questa attività (scalare cascate gelate).

Se fossi onesto fino in fondo dovrei raccontarvi dei picchi a cui può arrivare il masochismo quando il sangue, che si era momentaneamente bloccato per le basse temperature, riprende a circolare nelle mani.

Oppure dovrei “caldamente” sconsigliarvi dall’andarvi a cacciare in gennaio/febbraio in forre che risulterebbero fredde e repulsive anche in pieno agosto, così come sarebbe giusto non tacervi della stupidità indispensabile per andarsi ad arrampicare su strutture di acqua gelata che a novembre non esistevano e nuovamente scompariranno a marzo.

Ma, come sul pacchetto di sigarette la scritta “chi fuma muore” non scoraggia il fumatore, così il freddo, la severità dell’ambiente, l’ingombrante impaccio dei diversi strati di abbigliamento, i guanti alle mani, i ramponi ai piedi e tutto il “corredo” di ferraglia appesa all’imbraco, non scoraggiano il ghiacciatore dal suo incedere deciso.

Già, ma perché dovrebbe saltarvi in testa di “fare ghiaccio”?

Forse perché è con la stagione invernale che la montagna rivela la sua angolazione più affascinante?

O forse perché l’acqua, gelando goccia dopo goccia, forma degli arabeschi e delle strutture incredibilmente emozionanti da salire?

Mah, io credo sia per un insieme di cose poco catalogabili perchè la passione non conosce ragioni, perché avete ancora la voglia e la capacità di emozionarvi e perché, in fondo, quel vostro amore per la Montagna è un sentimento che non conosce stagioni, non ha bisogno di argomenti e, soprattutto, è più forte dei patimenti e delle fatiche che vi richiede!

Se è questo che sentite, posso darvi qualche consiglio (modestissimo e senza pretesa alcuna di “diffondere il verbo”), utile per cominciare…..

Cosa serve?

Un socio. Trovatene uno che abbia già esperienza su cascata e che abbia già fatto diverse salite, trovato il socio avrete trovato anche la cascata da salire perché sarà lui a dirvi dove, come e quando si va (in montagna non c’è democrazia: chi porta su la corda comanda).

Piccozze. Fatevele prestare, non solo una volta, quante più volte possibile, con quello che costano dovete assolutamente provarne diverse per rendervi conto di quali siano quelle con cui vi trovate meglio. Considerate che, a differenza di tanti altri attrezzi di cui si può dire “per cominciare vanno bene tutti”, le picche fanno la differenza e più si è “scarsi” più servono picche “buone”, comprarne un paio tanto per cominciare poi si vedrà, con tutta probabilità significa buttare dei soldi;

Ramponi. Se andate in montagna dovreste già averli e, anche se non sono specifici da cascata, per fare un paio di giri con la corda dall’alto, vanno bene lo stesso. Partite coi vostri, se poi questa attività vi “prenderà”, sappiate che avrete anche un paio di ramponi da comprare.

Scarponi. Vale quando detto per i ramponi.

Viti da ghiaccio. Per ora sono l’ultimo dei vostri problemi, vedete però, durante la salita, di recuperare tutte quelle che il vostro socio ha messo, non sbattetele, non rigatele e non fatele cadere che si sono rovinate delle amicizie per molto meno; per capirci, se perdete o rovinate una vite, siete sacrileghi almeno quanto se perdete un friend, fatevi 2 conti….

Abbigliamento. Si va in montagna d’inverno, è freddo, quasi sempre sarete all’ombra, può cadere nevischio, la cascata che salite vi può “pisciare” addosso insomma, è necessario essere protetti dal freddo, dal vento e dall’acqua. Uno dei problemi più grandi è rappresentato dalle mani: guanti troppo grossi vi impediranno di lavorare con corde e moschettoni così come guanti troppo sottili vi faranno venire un freddo alle mani che, rendendole insensibili, vi impedirà di lavorare con corde e moschettoni. Si deve trovare il compromesso che sta in mezzo a questi due estremi, personalmente uso dei guanti da sub (neoprene da 3 mm costo circa 12 € al Decathlon), altri adottano altre soluzioni, considerate comunque che, indipendentemente da quello che sceglierete e che utilizzerete in la salita, per la discesa è bene utilizzare un guanto economico perché sono sufficienti poche doppie con le corde gelate per aprirli e rovinarli (anche se li avete pagati 150 €.).

Corde. Se arrampicate su roccia, anche queste le avete già. Per fare ghiaccio è importante il trattamento impermeabilizzante perché se vi siete lamentati in estate delle corde che “sembrano bastoni e fanno 2000 frulli”, evidentemente non avete mai avuto a che fare con corde gelate, provare per credere….. Se farete questa attività con una certa assiduità, vi “toccherà” comprare un paio di mezze corde da usare solo su ghiaccio, perché l’utilizzo su roccia, con gli sfregamenti, la polvere e gli attriti tipici dell’impiego su vie in montagna, deteriorano velocemente il trattamento “ever dry” o “total dry” che dir si voglia e quando le userete su ghiaccio, anche se apparentemente nuove, saranno come carte assorbenti e tenderanno ad assomigliare più ad un cavo elettrico che ad una corda d’alpinismo. Una raccomandazione sulle corde: già sapete che quando scalate su roccia dovete stare attenti a non “pestare” la matassa, pensate un po’ cosa potrebbe succedere se lo fate d’inverno quando ai piedi non avete le scarpette ma un bel paio di ramponi affilati!!! Un’altra raccomandazione importante relativa alla corda è che, quando all’inizio salirete da secondi, questa sarà davanti a voi e, contrariamente a quanto succede su roccia, vi sarà d’impiccio perché fatalmente dovrete battere la piccozzata proprio dove passa la corda. Quando poi salirete da primi, il problema corde si trasferirà da sopra a sotto e se avrete campo libero per dare la piccozzata, dovrete invece guardare a dove mettete i piedi perché la punta forgiata del rampone non è da meno di quella della piccozza.

Raccomandazioni. Salire una via di roccia con altre cordate sopra sappiamo che non è il massimo della vita ma succede inevitabilmente a tutti prima o dopo. Anche su cascata succede (soprattutto in certe giornate e su certe cascate) con la differenza però che lì invece non dovrebbe succedere perché se su roccia potrebbe forse cadere un sasso, su cascata il ghiaccio cade sicuramente e il ghiaccio non è né meno duro né meno pesante di un sasso, oltre tutto basta che vi tocchi e vi farà sanguinare perché la pelle, resa fragile dal freddo, si “rompe” a guardarla (l’unico vantaggio è che se vi serve del ghiaccio da mettere sopra la ferita non avete che da scegliere). Se arrivate alla base di una cascata dove già altre cordate sono ingaggiate, cambiate gita.

Conclusione. Insomma, rileggendo queste note semi serie, mi chiedo se vi siate fatti un’idea giusta o sbagliata di questa attività.

Pare che gli “impedimenti” siano superiori alle soddisfazioni, per me non è così, per altri invece si, per capire se la fatica supera il gusto (o viceversa) bisogna provare in prima persona, perché non è detto che quello che ci raccontano gli altri e le esperienze attraverso cui sono passati loro abbiano valore anche per noi.

Insomma, non è bello ciò che è bello….. Parola di innamorato dei flussi gelati (poi io, che non so fare a sciare, che cavolo farei tutto l’inverno?).

Mauro Cappelli

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