Bianco, Rosso e Blu

Bianco Rosso e Blu, e non tanto perché ci si trovi in Francia. No, i colori dominanti non sono dovuti al fatto che, una volta usciti dal rif. Torino, si sia già in terra straniera d’oltralpe. Non è assolutamente una questione di confini politici, ma ben altro. Arrampicare sui Satelliti del Monte Bianco trasporta in una dimensione cromatica estremamente sintetica: Bianco, Rosso e Blu, se si è fortunati. In caso contrario, però, la situazione rischia di diventare ancor più tragicamente ermetica.

Il Bianco. Appena si chiude la porta del rifugio, o ancor più non appena si chiude la zip della tenda piantata nel bel mezzo del ghiacciaio, proprio sotto il “pilone volante”, si è immediatamente immersi nel Bianco. Se si vogliono raggiungere i Satelliti bisogna attraversare quel vastissimo universo che è il ghiacciaio dei Flambeau, prima in leggera discesa su terreno facile, poi tra crepacci e seracchi che appaiono all’improvviso come se fossero meteoriti proiettate a grande velocità verso gli alpinisti. Con abili mosse e impeccabili strategie, passi rocamboleschi e salti improvvisi, a stregua di una piccola e versatile navicella spaziale, pian piano si riesce ad uscire da quella tempesta. Questo è un tratto dell’universo di alta quota che circonda il Monte Bianco tormentato più di quanto non facciano credere le apparenze perché il manto candido della neve, lassù spesso fresca, nasconde sovente nere e profonde insidie anche se numerose e incaute cordate, non sembrano, a torto, farci caso.

Il Rosso. A picco su questa immensità bianca, accostati al vero Gigante, gravitano i suoi Satelliti: rossi, di granito rosso. Essi emergono netti e ben distinti dai ghiacci, ma non sono altro che la piccola punta di tanti iceberg (di roccia in un mare di ghiaccio!!) che come attratti dalla forza di gravità del Monte Bianco, rimangono nelle sue orbite senza disperdersi nel Bianco che li lambisce. A dire il vero, però, piccole o grosse meteoriti si staccano dai satelliti per intraprendere un loro più o meno lungo viaggio sulla coltre bianca sino a che non si arenano sulla neve o vengono attratte dalla misteriosa forza di un crepaccio, a guisa di un fantomatico buco nero stellare. Queste cime rocciose, causa l’assottigliamento dei ghiacci, sembrano essere cresciute col tempo: la parte bassa infatti, quella che era a contatto col ghiaccio, risulta molto più levigata, liscia e di colore grigio rispetto a quella superiore dove la roccia assume un colore sempre più tendente al rosso e le formazioni cristalline diventano più grandi e rugose.

Il Blu. Quando, esteso sopra il Bianco e separato dal Rosso da una frastagliata linea immaginaria, si vede il Blu, allora è buon segno. E’ una buona giornata per trovarsi in quota, a spasso per i satelliti. Senza il Blu dominante nel cielo anche gli altri due colori assumerebbero tonalità ben diverse e lo stato d’animo degli alpinisti sarebbe tutt’altro. Trovarsi il Blu del cielo davanti agli occhi, quando, alzando lo sguardo si cerca la via tra le fessurate placche granitiche, è uno stimolo non indifferente per lo spirito della cordata. In una bella giornata il Blu del cielo diventa, dei tre colori, il più rassicurante. Infatti sotto il Bianco comunque si nasconde inevitabilmente il Nero dei profondi crepacci, ed il Rosso può diventare estremamente pericoloso, quando instabili rocce, decidono che sia il momento di volare verso il basso.

Tuttavia se al rassicurante Blu, inavvertitamente, si sostituisse un’indefinibile colore grigio-bianco allora tutto cambierebbe. Nel giro di qualche manciata di minuti quello che era un paradiso variegato di tre colori vivaci si trasformerebbe in un inferno monocromatico. Il Bianco della neve si mescolerebbe al Bianco delle nubi. Il confine che separava i tre colori non sarebbe più netto come prima. Non sarebbe più possibile identificarlo, nascosto nei turbini della tempesta. I singoli minuti diventerebbero fondamentali e anche gli ultimi metri nel mezzo della tormenta, prima di entrare al rifugio, sembrerebbero interminabili.

Per fortuna che la strada non è molta, che la traccia è ancora parzialmente visibile, ma a stento, con la neve negli occhi, si riconosce. Questa volta ci è andata bene.

Come è facile, forse troppo facile, trovarsi in serie difficoltà per un non nulla, lassù, nell’universo dei Satelliti del Monte Bianco, quando, a Courmayer, la gente prende ancora tranquilla il sole!!

Pier

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