Bernina

Pizzo Bernina, Cresta di Biancograt, 4049  mt (Val Roseg)

La Biancograt, detta anche “Scala del Cielo”, era un sogno di Gildo.

Nel corso però di un inverno trascorso in palestra ad arrampicare insieme, è diventato anche mio e di Serghej, e non vedevamo l’ora che arrivasse il momento buono per andare a farla.

Ci siamo documentati cercando relazioni in internet e chiedendo un po’ in giro a chi su di lì già era stato.

Giudicando la cosa fattibile per le nostre possibilità, la notte del 24 luglio assieme a due amici di Bologna siamo partiti destinazione Pontresina (Svizzera).

Conviene lasciare la macchina al parcheggio della funivia del Diavolezza per poi prendere il treno per Pontresina, perchè  più comodi al rientro, a differenza di quanto consigliato dalle relazioni.

Arrivati a Pontresina con Gildo che fa da apri pista c’incamminiamo in una strada bianca su per la Val Roseg,foto 1 dopo diversi chilometri la strada si trasforma in un  erto sentiero; sempre con Gildo che fa da battistrada arriviamo alla capanna Tschierva 2573 slm in meno tempo di quanto diano la discesa.targa

L’unica cosa buona di questo rifugio è la struttura, completamente rinnovata, per il resto sappiate che se a fine cena se volete il dolce, dovete prima sgomberare la tavola.

Pieni di buone speranze la notte dopo ci alziamo alle 2.30, colazione e partenza alle 3.30; il tempo non è dei migliori, ma c’ incamminiamo ugualmente insieme ad una marea di alpinisti verso il

ghiacciao. Dopo un’ora e mezzo di cammino arrivati sul ghiacciaio nebbia e pioggia ci hanno  consigliato di rientrare al rifugio in attesa di tempi migliori.avvicinamentonebbia

La notte ci alziamo con un cielo stellato bellissimo come solo a certe  altezze si può vedere, morale alto, partiamo !!! arriviamo alla base delle prime rocce all’alba; già qui capiamo che le “facili roccette di III “ citate nelle relazioni, se affrontate con gli scarponi e a quasi 4000 mt belle esposte, non sono così “facili”. Procediamo facendo tiri di corda, mentre quelli più esperti procedono in conserva e più spediti di noi.

Dopo sei/sette tiri, arriviamo finalmente alla base della cresta nevosa, che si presenta a noi splendida, e come non innamorarsi di uno spettacolo simile. Non la troviamo in buone condizioni, ma molto gelata e ventata, per nostra fortuna chi ci ha preceduto ha trovato condizioni migliori e ha lasciato buone tracce, quindi i

ramponi e la piccozza fanno il loro dovere.cresta 1cresta 2

Giunti al termine della cresta sul Pizzo Bianco 3890 mt. non crediate sia finita arriva il tratto più difficile la relazione da IV-, ci aspettano altri sei/sette tiri e due doppie con i ramponi calzati perché ormai è misto roccia e ghiaccio.

Ma quando finalmente arrivi in cima ti senti un Grande e ti sembra di toccare il cielo con un dito.

mistocresta rocciaPurtroppo non è ancora finita, ora bisogna scendere dal versante Italiano che non è affatto banale, fra creste di roccia e neve ed anche un bel nevaio ghiacciato che ci portano alle doppie necessarie per arrivare al pianoro ghiacciato che attraversiamo prima di giungere al rifugio Marco Rosa, che è quasi un miraggio dopo diciotto ore dalla partenza.

discesaP1000455All’alba del 27 luglio c’incamminiamo verso il Diavolezza, passando per Fortezza come citato dalle relazioni (perdendo quota e tempo inutilmente) e non passando per i Palù come qualcuno più saggiamente ci aveva consigliato, dopo una bella scarpinata sul ghiacciao e facili roccette arriviamo all’arrivo della funivia del Diavolezza, dove termina la nostra gita.

Abbiamo pagato la nostra inesperienza, ma personalmente posso dire che è stata una bella avventura ……

Paola Marabini

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