Valle dell’Orco

Granito in Valle dell’Orco

Tra le tante possibilità di salita che offre la Valle dell’Orco (soprannominata anche “Yosemite italiana”), vorrei segnalare la via del Pesce d’Aprile alla Torre di Aimonin.
Si tratta di una via breve (ca.170 metri) e di facile accesso, dal paese di Ceresole Reale all’attacco, ci vogliono venti minuti; se ci si trova in zona può essere uno spunto
per una piacevole arrampicata di mezza giornata.
La via del Pesce d’Aprile è stata aperta da M.Kosterlitz, G.Motti, U.Manera, G.Morello e R.Bianco il 31 marzo 1973) sulla Torre di Aimonin, uno spallone roccioso all’imbocco
della valle che domina il paese di Ceresole Reale.
Secondo le narrazioni degli apritori, la via deve il suo nome ad uno scherzo fatto, il giorno dell’apertura, da Mike Kosterlitz ai danni di Ugo Manera: durante la progressione,
la cordata Kosterlitz/Motti, che procedeva per prima, superò il diedro fessurato del tiro chiave proteggendosi con i nuts, che a quel tempo erano ancora poco conosciuti dalle
nostre parti, lasciando quindi il tiro pulito, senza dire nulla alla cordata che seguiva, guidata dal Manera; questi, non trovando chiodi di progressione, pensò che i compagni
fossero saliti senza l’ausilio di assicurazioni intermedie e quindi, faticando non poco e salendo praticamente sprotetto, in sosta fu informato dell’arcano mistero dei nuts; da
qui il nome della via.

In tempi recenti, in aggiunta ai pochi chiodi lasciati dagli apritori, la via fu integrata a spit sia alle soste sia lungo i tiri; successivamente, mano ignota ha fatto pulizia
completa degli spit (quelli che si incontrano sono di un’altra via che incrocia in un paio di punti) lungo i tiri, lasciando solo quelli delle soste e, per completezza d’opera,
anche un paio dei vecchi chiodi sono stati accuratamente “martellati” fino a diventare inservibili; la via, grazie alle fessure che segue, rimane comunque proteggibile con
protezioni veloci (sono utili tutti i friends compresi quelli di piccola misura ed i nuts).

1) Il primo tiro, superata una pancetta in partenza, traversa in obliquo verso destra fino ad una comoda sosta;
2) il secondo tiro, dopo un traverso orizzontale verso destra di qualche metro, supera un diedro aperto e “salta” su un comodo terrazzino invisibile da sotto sul quale si trova
la seconda sosta;
3) traversando ancora alcuni metri verso destra, il terzo tiro imbocca un breve ma ostico caminetto dal quale si esce, incastrandosi con il corpo, su una cengia alla base di una
placca apparentemente liscia dove è fissata la sosta;
4) traversando alcuni metri verso destra dalla sosta, le mani si incastrano in una lama, dalla sosta la si può intuire ma non è visibile, la quale risale, curvando verso
sinistra, per alcuni metri fino ad una cengia superiore più semplice, utili due friend piccolini e/o nuts nella lama, oltre la cengia si raggiunge la sosta, comoda;
5) da qui parte il quinto tiro con il passaggio chiave che prevede il superamento di un diedro fessurato da risalire quasi interamente alla “Dulfer” fino ad un alberello dal
quale si traversa decisi a sinistra su una lama delicata, la roccia è di una bellezza entusiasmante (tranne la lama che “suona” vuota sotto alle nocche), alla carenza di
appoggi si contrappone un’aderenza fantastica e la fessura nel fondo del diedro garantisce spazio sicuro, oltre che per le mani, anche per la serie dei friends medi e
medio/piccoli, delicata, come già detto, l’uscita dal diedro sulla lama; la sosta, comoda per due (stretta in tre) si trova subito dopo alla lama;
6) dalla sosta si raggiunge e si risale un diedro camino leggermente strapiombante, ricco di solide lame, dal quale fa capolino un cordone da 8 mm incastrato per mezzo di un
nodo in una fessura (inutile dire “protezione effimera”), la roccia offre comunque i suoi spazi e non è difficile proteggersi velocemente in altro modo e la sosta si trova poco
sopra il diedro;
7) l’ultimo tiro parte dalla base di un alberello e risale verticalmente per una decina di metri, una fessura da proteggere interamente a friends, che solca una placca
poverissima di appoggi, questo tiro offre un notevole materiale di ripasso sulla tecnica di incastro in fessura per la progressione; fuori dalle difficoltà della fessura,
la roccia lascia spazio ad un canalino terroso in mezzo ad arbusti e pianticelle (chiodo) fino a trovare la sosta.

Un lungo traverso il leggera ascesa per una comoda cengia, conduce alla prima di una serie di calate in doppia che riportano direttamente all’attacco della via.

Tranne alcuni punti, già accennati nella descrizione, in cui la roccia non è il massimo, la via si svolge su un granito fantastico, è consigliabile l’uso delle mezze corde e
come materiale sono molto utili friends e nuts di tutte le misure piccole e medie, chiodi e martello si possono lasciare in auto; relazioni della via, sono facilmente
reperibili su internet.
Disclaimer: le informazioni riportate in questo articolo derivano da una personale ripetizione della via dell’estate 2011 e sono da ritenersi indicative e soggette a possibili
cambiamenti legati alla natura stessa della montagna; il sottoscritto declina ogni responsabilità nell’utilizzo delle informazioni riportate nell’articolo stesso, l’ascensione
dell’itinerario proposto, in quanto attività alpinistica, è una scelta personale e responsabile. Spetta ad ogni arrampicatore verificare la solidità degli appigli e delle
protezioni presenti oltre alle proprie capacità tecniche