Parete Nord Grandes Jorasses e Culèe-Douce

Grandes Jorasses

Ci sono dei nomi che ti fanno tremare le gambe perché ne hai sempre sentito parlare e non ti sei nemmeno lontanamente mai sognato di andarci a mettere il naso: “Io su di là? Ma sei matto! Non ci penso proprio, non ci andrò mai!!”

La lettura di libri, di riviste, di articoli su avventure avvenute in quella parete ti ha, negli anni, rafforzato l’idea che te proprio mai sarai all’altezza per misurarti con “quelle robe”.

E continui ad andare in montagna, continui ad alimentare la tua smisurata passione, continui a salire lungo una linea che ha alti e bassi ma che ti proietta sempre un pochino più in avanti.

E ogni volta sogni… E ogni volta fantastichi di spazi immensi in cui solo la saldezza delle tue gambe, e soprattutto della tua testa, ti possono garantire la strada del ritorno.

L’azione è sempre preceduta dal pensiero e, prima ancora di “osare” nel fare, devi riuscire ad “osare” nel pensare. Non è uno scalino da poco.

Più o meno 3 anni fa mi capita di leggere un articolo, un racconto di Alberto Parolari pubblicato su un numero di ALP.

Chissà quante cose leggo che poi dimentico….. Questa volta invece le cose lette mi sono rimaste incastrate dentro un qualche reticolo della testa e sono rimaste lì impigliate senza mai finire nell’angolo dell’oblio anche perché ho avuto modo di incontrare (casualmente) Parolari un paio di volte in montagna e verificarne di persona l’equilibrio, la pacatezza e la disponibilità.

Il racconto parlava di una sua salita fatta in compagnia di 2 clienti, la rubrica in cui l’articolo è comparso, era intitolata “Luoghi non tanto comuni”, un paio di pagine che ALP dedicava alla recensione di salite un po’ “particolari”.

Culeé Douce era il nome di quella salita….. Google traduttore per culeé suggerisce pilastro, appoggio, per douce suggerisce morbido, molle, dolce.

Così, questa salita è rimasta “dolcemente appoggiata” sui miei pensieri per tutti questi tre anni.

Non c’è mai stata l’occasione di parlarne con nessuno, non c’è mai stata l’occasione di tirarla fuori, anche perché, quello che ancora non ho detto, è che questa salita dolce dolce non deve proprio essere visto che si sviluppa (al margine d’accordo) sulla parete nord delle Grandes Jorasses.

Questo (Grandes Jorasses), per me, è sempre stato uno di quei nomi di cui ho accennato all’inizio di queste righe.

Poi chissà cosa scatta, si programmano 3 giorni sul Bianco alla ricerca di goulotte e Culeé Douce è un nome che scrivo sulla mail che invio ai miei compagni di scalata Gambero e Davide.

I miei compagni di scalata non sono diventati tali per caso….. A volte c’è una sincronia quasi telepatica, a volte “ci togliamo le parole dalla bocca e i pensieri dalla testa”.

Quella mail in cui proponevo questa salita, è da subito diventata il catalizzatore dell’uscita, non c’era più nient’altro da fare, non c’era più il Tacul, il Maudit, il rifugio Torino, l’Aiguille du Midi…. Niente, tutto scomparso, da quel momento c’erano solo il bivacco Leschaux, la parete nord delle Grandes Jorasses e Culeé Douce.

Abbiamo salito quello scalino, abbiamo osato pensare di salire una via su quella parete, il tabù si è rotto, le Grandes Jorasses fanno una paura “bestia” ma non tanta da non poter pensare di metterci il naso. E il naso ce l’abbiamo messo, con le mani e i piedi.

Abbiamo graffiato il granito coi nostri ramponi e “bucato” il ghiaccio con le nostre piccozze.

Il racconto della salita non lo faccio, non è importante, è una salita da niente che solo la nostra pochezza alpinistica potrebbe far apparire grande, accontentatevi delle foto che forse parlano più di mille parole.

Queste foto raccontano di tre amici che hanno realizzato un sogno, tre amici che nel loro piccolo hanno “infranto un tabù”, tre amici che sono usciti da questa esperienza con una sola pila frontale (pivelli!!!), una sfacchinata di oltre 20 ore (lenti, ma dove volete andare con questo passo!!!) e la voglia di rimettersi in gioco (inguaribili!!!).

Per questo gli dico grazie!

Mauro Cappelli

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