Cascate in “Valle dell’Orco”

Sono stato in Valle dell’Orco a fare ghiaccio e questo breve reportage vuole essere uno stimolo per chi non c’è stato ed è alla ricerca di posti nuovi.
Dove alloggiare:
Io sono stato al Rifugio Massimo Mila, a monte del lago di Ceresole Reale (TO).
Il trattamento di mezza pensione costa 35€ a testa e comprende porzioni abbondanti di cena e colazione.
Siamo nell’area piemontese del Parco Nazionale del Gran Paradiso, si vede qualche sporadico sciatore di fondo accompagnato da ancora più sporadici ciaspolatori.
Eravamo gli unici ospiti del rifugio, se vi piace il casino qui è un mortorio, se amate la pace e la tranquillità è un paradiso
Ghiaccio per tutti:
Incanalando con un sistema di tubazioni e di cavi metallici per invitare  l’acqua a scendere in un certo modo, alcuni local hanno creato una falesia di ghiaccio che è fra le più grandi d’Italia.
Bellissima, a 5 minuti dalla strada, praticabile e sicura anche con rischio valanghe 5.
Ci sono colonne di ghiaccio e placche gelate alte 30 mt.
A parte alcune linee appoggiate, la maggior parte del ghiaccio è decisamente verticale e il primo approccio incute timore.
In realtà  tutte le linee sono attrezzate alla sommità  con anelli di calata facilmente raggiungibili per sentiero per cui anche il neofita, pur trovandosi di fronte colonne ciclopiche a 85-90°, può comodamente arrampicare in moulinette con la corda dall’alto e in tutta sicurezza.
Inoltre, la frequentazione del luogo, fa si che le linee di ghiaccio siano estremamente lavorate e si sale trovando sempre agganci ed appoggi che facilitano la progressione a dispetto della verticalità .
La palestra si chiama falesia dei mutanti e si trova a sinistra (salendo) subito dopo l’uscita della lunga galleria che si incontra qualche chilometro prima di Ceresole Reale.
Solo per pochi:
Nella falesia ci sono anche alcune linee di dry.
Fra vari M7 e M8, c’era anche un presunto M10 chiodato ma non ancora liberato.
In 4 tentativi Raffaele Mercuriali da Forlì (S. Martino in Strada per la precisione) libera il tiro fra l’ammirazione generale della piccola folla ammutolita accorsa a guardare un romagnolo che, direttamente dal fondo della pianura Padana, è venuto a chiudere in 4 giri un tiro che a loro (montanari doc) non era ancora riuscito in settimane di tentativi!
Un bravo a Lele che, lo dico gongolando, E’ MIO AMICO!!!!!
Altre proposte:
Per chi si trova stretto a fare ghiaccio solo in falesia, ci sono alcune interessanti cascate nei paraggi di cui riporto solo quelle salite personalmente:
Balma Fiorant, 150 mt, soste a spit, grado 4+ discesa in doppia lungo la salita, avvicinamento 5 minuti.
Bellissima, dopo un primo tiro su placca appoggiata, si affronta una candela verticale di 10-12 mt che rappresenta il tiro chiave della salita.
Dopo la candela, la cascata si incunea in una stretta gola per altri 2 tiri di corda di puro godimento.
Gecco Lavico, 330 mt, soste da attrezzare su ghiaccio, qualche cordone su pianta, 4+ su ghiaccio con passi facili di misto, discesa lungo la via con doppie in parte su piante (cordoni presenti) e in parte da attrezzare.
Avvicinamento 45 min-1 ora.
L’accesso automobilistico è lungo il vallone di Piantonetto (valle laterale sulla sx orografica della Valle dell’Orco).
La relazione indica fra il materiale necessario per la salita, alcuni frends medio piccoli, nelle condizioni in cui l’abbiamo trovata noi abbiamo usato solo il grigio (camalot) sul tiro in goulotte.
Salita da intraprendere solo con condizioni di innevamento sicure, il rischio di slavine è altissimo!!!
Candela di Piantonetto, 150 mt. soste in parte presenti, in parte da attrezzare, grado 5, discesa in doppia lungo la via.
L’accesso automobilistico è poco oltre (1 km circa) a quello descritto nell’itinerario precedente in corrispondenza di un tornante posto proprio in prossimità  dell’attacco.
Si sale per tre tiri facili fin sotto la verticale candela finale.
Si affronta la candela seguendo la linea di minore resistenza in corrispondenza di un diedrino leggermente accennato che, dopo 15 mt, allenta la verticalità  e consente di uscire più facilmente dal tiro andando a sostare su pianta a dx sopra il salto.
Da qui si comincia la discesa.
Con corde da 60 mt si arriva ad una sosta a spit, altri 60 mt. non sono sufficienti a depositarvi alla base della colata e si deve quindi attrezzare su ghiaccio un’ulteriore ultima doppia di circa 10-15 mt.
Anche questa salita, come la precedente, non va assolutamente affrontata con condizioni di innevamento instabili.
Chi è interessato ad altre info o per ulteriori chiarimenti mi può contattare al 335.5828490.
Ciao Mauro

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