Rifugio Val D’Ayas
Il mondo a 4.100 m slm, dove la natura regna sovrana, e dove – come dice Nereo – ci troviamo in un ambiente ostile alla vita dell’uomo.
Anche per la seconda uscita le richieste del Direttore del corso, Andrea, sono state esaudite e così il sole ci ha accompagnato per quattro giorni.
Partenza giovedì 8 luglio, da Faenza, ore 5 e – dopo “semplice” camminata in alta quota, impervi ghiacciai, e rocce – nelle prime ore del pomeriggio arriviamo al rifugio Val D’Ayas.
Tre ore di cammino per arrivare a quota 3.420 m slm; dobbiamo sempre ringraziare Andrea che, grazie alle sue conoscenze, ci ha risparmiato un’ora, tratto che abbiamo percorso in Jeep.
Bè, dopo tante ore di avvicinamento…un po’ di relax…macchè: quella del Cai è gente che fa sul serio. Ore 17.00 attenzione e concentrazione. Ad attenderci ci sono sempre loro, i nostri nodi: barcaiolo, mezzo barcaiolo, ambaradan. Poi gli istruttori decidono le cordate e il giorno dopo esserci svegliati alle 3.30 (certo mica possiamo perdere l’abitudine): ci dividiamo in due gruppi. Uno procede verso il monte Polluce, l’altro verso Roccia Nera. Alle prime luci dell’alba siamo già in mezzo al ghiacciaio e davanti a noi la luna, ancora alta all’orizzonte, risplende in un lenzuolo di cielo azzurro, tra il Polluce e Roccia Nera. Mentre le cordate procedono, su una neve ancora abbastanza compatta: q.b. (quanto basta), nel mezzo del ghiacciaio, appena sotto le cime, incontriamo un uomo che ancora in dormiveglia bivacca: forse si sta allenando per qualche impresa in solitaria?.
Gli istruttori hanno scelto per noi dei percorsi misti per raggiungere le cime: solo ghiaccio e neve? Macchè..il Castore sarebbe stato troppo semplice per noi entusiasti e temerari alpinisti romagnoli. Così dopo 150 metri di roccette e un tratto in arrampicata, rigorosamente con i ramponi (“perché per toglierli e rimetterli si impiega troppo tempo” – sagge parole di Sergio) arriviamo in alto, alla Madonnina…Sarà la cima del Monte Polluce – penso -. No, la cima è ancora più in alto e, dopo una breve salita, seguendo una traccia ben delineata, spinti e un pò osteggiati da un vento intenso, alle 7.40 arriviamo finalmente alla vetta.
Ma nella discesa – segnalataci come una delle più facili della zona – abbiamo davvero dato il meglio di noi: roccette instabili come mine vaganti, discese in corda doppia, poi finalmente di nuovo la neve, ancora abbastanza dura per reggere il nostro peso, ma tra la quale si sono già aperti dei crepacci.
Il pomeriggio l’appuntamento è sul terrazzo del D’ayas, per la lezione sull’ambiente glaciale: un ambiente in continua evoluzione, dove governa la natura. La colonna sonora della lezione di Nereo ed Andrea, è il rumore dei saracchi, che di tanto in tanto si staccano dalle grandi pareti, lasciando spazio ad un ghiaccio azzurro e alla forza dell’acqua che scorre impervia.
È già sabato, le stelle ancora brillano nel cielo, e alle 4.30 circa si parte di nuovo con caschetto e frontali. Si invertono scalate e cordate e alle 9.30 siamo già di ritorno.
Dall’inizio del corso c’era qualcosa che non ci faceva dormire la notte: questo nodo ambaradam a che cosa serve? Finalmente lo abbiamo capito, l’ultimo giorno, ma se ci serviva prima?. Grazie a questo nodo e altre abili manovre, abbiamo recuperato Mauro e Matteo dal crepaccio: sempre utile salvare un pompiere, in alta montagna potrebbe servire!.
Nel classico momento di verifica, tutti gli allievi hanno sottolineato la grande preparazione degli istruttori e il bellissimo clima di allegria e serenità che si respirava tra i partecipanti.
La sera poi ancora una volta ci ha accompagnato la voce di Nereo che ci ha raccontato la storia dell’alpinismo: uomini e donne “conquistatori dell’inutile”, guidati da una passione intensa.
La stessa passione che ha conquistato anche noi che, tra emozioni, paura e gioia, abbiamo trovato nell’alta quota un’occasione per scoprire o ritrovare noi stessi. La passione di chi ha voglia di compiere nuove imprese alpinistiche, non da solo, ma insieme a compagni che sanno guardare la montagna con la meraviglia di un bambino e che sanno emozionarsi anche davanti alle cose più semplici, come il sole che sorge tra le montagne o un ruscello che scorre tra le rocce innevate.
Letizia









