Per tutti Voi AG1 2010

  • luglio 21, 2010 12:03

PER TUTTI VOI

Desidero salutarvi dedicandovi una poesia di Erri de Luca.

Napoletano, grande scalatore e amante della montagna.

Ha scalato molte volte l’Himalaya e vi ha ambientato molti dei suoi libri.

“Considero Valore” è una delle poesie che amo di più.

Tratta da  Opere sull’acqua e altre poesie – Einaudi 2002

——

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

——-

… e Maria Teresa aggiunge…

Considero valore avere imparato a guardare la montagna con occhi diversi e avere incontrato persone splendide come Voi

Un bacio e un arrivederci a presto

Maria Teresa Castaldi

8/11 Luglio AG1 2010

  • luglio 15, 2010 18:16

Rifugio Val D’Ayas

Il mondo a 4.100 m slm, dove la natura regna sovrana, e dove – come dice Nereo – ci troviamo in un ambiente ostile alla vita dell’uomo.

Anche per la seconda uscita le richieste del Direttore del corso, Andrea, sono state esaudite e così il sole ci ha accompagnato per quattro giorni.

Partenza  giovedì 8 luglio, da Faenza, ore 5 e – dopo “semplice” camminata in alta quota, impervi ghiacciai, e rocce – nelle prime ore del pomeriggio arriviamo al rifugio Val D’Ayas.

Tre ore di cammino per arrivare a quota 3.420 m slm; dobbiamo sempre ringraziare Andrea che, grazie alle sue conoscenze, ci ha risparmiato un’ora, tratto che abbiamo percorso in Jeep.

Bè, dopo tante ore di avvicinamento…un po’ di relax…macchè: quella del Cai è gente che fa sul serio. Ore 17.00 attenzione e concentrazione. Ad attenderci ci sono sempre loro, i nostri nodi: barcaiolo, mezzo barcaiolo, ambaradan. Poi gli istruttori decidono le cordate e il giorno dopo esserci svegliati alle 3.30 (certo mica possiamo perdere l’abitudine): ci dividiamo in due gruppi. Uno procede verso il monte Polluce, l’altro verso Roccia Nera. Alle prime luci dell’alba siamo già in mezzo al ghiacciaio e davanti a noi la luna, ancora alta all’orizzonte, risplende in un lenzuolo di cielo azzurro, tra il Polluce e Roccia Nera. Mentre le cordate procedono, su una neve ancora abbastanza compatta: q.b. (quanto basta), nel mezzo del ghiacciaio, appena sotto le cime, incontriamo un uomo che ancora in dormiveglia bivacca: forse si sta allenando per qualche impresa in solitaria?.

Gli istruttori hanno scelto per noi dei percorsi misti per raggiungere le cime: solo ghiaccio e neve? Macchè..il Castore sarebbe stato troppo semplice per noi entusiasti e temerari alpinisti romagnoli. Così dopo 150 metri di roccette e un tratto in arrampicata, rigorosamente con i ramponi (“perché per toglierli e rimetterli si impiega troppo tempo” – sagge parole di Sergio) arriviamo in alto, alla Madonnina…Sarà la cima del Monte Polluce – penso -. No, la cima è ancora più in alto e, dopo una breve salita, seguendo una traccia ben delineata, spinti e un pò osteggiati da un vento intenso, alle 7.40 arriviamo finalmente alla vetta.

Ma nella discesa – segnalataci come una delle più facili della zona – abbiamo davvero dato il meglio di noi: roccette instabili come mine vaganti, discese in corda doppia, poi finalmente di nuovo la neve, ancora abbastanza dura per reggere il nostro peso, ma tra la quale si sono già aperti dei crepacci.

Il pomeriggio l’appuntamento è sul terrazzo del D’ayas, per la lezione sull’ambiente glaciale: un ambiente in continua evoluzione, dove governa la natura. La colonna sonora della lezione di Nereo ed Andrea, è il rumore dei saracchi, che di tanto in tanto si staccano dalle grandi pareti, lasciando spazio ad un ghiaccio azzurro e alla forza dell’acqua che scorre impervia.

È già sabato, le stelle ancora brillano nel cielo, e alle 4.30 circa si parte di nuovo con caschetto e frontali. Si invertono scalate e cordate e alle 9.30 siamo già di ritorno.

Dall’inizio del corso c’era qualcosa che non ci faceva dormire la notte: questo nodo ambaradam a che cosa serve? Finalmente lo abbiamo capito, l’ultimo giorno, ma se ci serviva prima?. Grazie a questo nodo e altre abili manovre, abbiamo recuperato Mauro e Matteo dal crepaccio: sempre utile salvare un pompiere, in alta montagna potrebbe servire!.

Nel classico momento di verifica, tutti gli allievi hanno sottolineato la grande preparazione degli istruttori e il bellissimo clima di allegria e serenità che si respirava tra i partecipanti.

La sera poi ancora una volta ci ha accompagnato la voce di Nereo che ci ha raccontato la storia dell’alpinismo: uomini e donne “conquistatori dell’inutile”, guidati da una passione intensa.

La stessa passione che ha conquistato anche noi che, tra emozioni, paura e gioia, abbiamo trovato nell’alta quota un’occasione per scoprire o ritrovare noi stessi. La passione di chi ha voglia di compiere nuove imprese alpinistiche, non da solo, ma insieme a compagni che sanno guardare la montagna con la meraviglia di un bambino e che sanno emozionarsi anche davanti alle cose più semplici, come il sole che sorge tra le montagne o un ruscello che scorre tra le rocce innevate.

Letizia

27-28-29 e 30 Giugno AG1 2010

  • luglio 7, 2010 15:55

CORSO AG/1 2010

Prima uscita pratica, 27/30 giugno 2010 rif.Pizzini Gruppo Ortles-Cevedale

Come prima cosa, il direttore del corso Andrea, ha fatto richiesta “molto in alto” di bel tempo ed è stato accontentato
(ma che conoscenze ha…), tre giorni consecutivi così belli era un pezzo che non si vedevano!
Il viaggio, nonostante la presenza di qualche solitario ciclista sul passo Gavia si è svolto in modo tranquillo e poco
dopo l’ora di pranzo ci siamo ritrovati tutti al rif.Pizzini
Giusto il tempo di stabilire i posti letto assegnati e via sul ghiaccio per la prima lezione pratica sui movimenti con e
senza ramponi, analizziamo la base di una piccola ma interessante seraccata che scaricando pietre a go-go porta gli allievi
a riflettere sui pericoli potenziali di tali formazioni.
A sera lezione sulla cordata (metodo di assicurazione tra i componenti e progressione) poi tutti a nanna, perchè la sveglia
suona presto, alle 4, bisogna sfruttare il più possibile le ore fresche e quel pochino di crosta indurita che si forma la
notte, l’obiettivo della prima giornata è per tutti il Pasquale per la via Normale (fa anche rima).
Alle 5e20 tutti pronti e via, prima notizia poco bella, viene dal fatto che la parete superiore del Gran Zebrù, dove passa
la Normale, già a quell’ora è “al sole”…
La salita al Pasquale si svolge senza particolari problemi, tutti più o meno velocemente arriviamo in cima, il panorama è
grandioso a 360° ma si può goderne a malapena, il sole picchia, la neve, anche se sono le 8, sta già inesorabilmente
“mollando” per cui è doveroso scendere, la via passa sotto un paio di seracchi che in quelle condizioni diventano più che
preoccupanti (qualcuno pensa giustamente che un seracco non è mai tranquillo, ma con quel caldo di sicuro lo è ancora meno)
Mentre sciogliamo le corde sulla pietraia alla base della via, la montagna ci ricorda chi è, in alto parte una slavina che
non fa troppo rumore ma ha un fronte parecchio largo e la massa nevosa che si muove è importante, poi…poi…cavolo ma
siamo passati lì vicino poco tempo fa…ogni ulteriore commento è puramente personale.
Il pomeriggio e la sera sono conditi da altre lezioni, sulla preparazione/organizzazione della salita e sui nodi, ma non si
potevano inventare corde e imbraghi da attaccarsi con il velcro? Ambaradam, nodo complicato con un nome che deriva da una
disfatta italiana in una guerra d’Africa (incoraggiante), marinareschi barcaiolo e mezzo barcaiolo (non siamo in montagna?)
e poi palla, guide con frizione, Prusik, Machard…eccetera, hai la nostra testa, ma quanti sono? A frustate riusciamo a
farli fare e rifare agli allievi senza che si lamentino, poi mentre loro vanno a dormire, vengono decise le cordate del
giorno a seguire, perchè qualcuno andrà al Gran Zebrù (impegnativo – sveglia ore 3 ndr) mentre altri andranno alla cima
delle Pale Rosse (meno impegnativo – sveglia ore 4).
La giornata è ancora una volta stupenda, le cordate del Gran Zebrù filano via veloci e nonostante alle 8e30 la neve sia già
un disastro salgono e scendono senza problemi, con grande soddisfazione di tutti, allievi e istruttori; le cordate alla cima
delle Pale Rosse salgono più tranquille, anche perchè la via rimane in ombra molto a lungo e la differenza si nota piacevolmente
anche se si beccano una discreta scarica di sassi, fortunatamente senza nessuna conseguenza, a ricordare che la montagna è
sempre lì (occhio ragazzi!!!) ed arrivano alla cima dopo aver vinto in punta di ramponi e becca un canalino ripido e ignorante
Dopo graziosa discesa sulla saldissima roccia della cima delle Pale Rosse, ci si ritrova tutti al rifugio per godersi un
pochino di riposo; pomeriggio altra lezione sull’orientamento e serata tranquilla.
Grande conquista, sveglia alle 5e30 e tutti di nuovo sulla colata glaciale del primo giorno dove viene svolta la lezione
su soste ed ancoraggi prima e poi sulle calate in doppia; vengono attrezzate due linee di calata con sosta intermedia e gli
allievi a turno vi si cimentano sopra con soddisfazione di tutti.
Essendo a termine richiesta, in quanto Andrea per risparmiare ha prenotato bel tempo solo al mattino, una bella serie di cupi
nuvoloni ci invita dolcemente a tornare al rifugio e ci accompagna successivamente fino alle auto da dove parte il viaggio di
rientro…un grazie a tutti noi (istruttori ed allievi) perchè se ci siamo divertiti e tutto è andato bene il merito è di tutti

Ciao alla prossima uscita
Ciao alle prossime salite

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