Ghiacciaio dei Forni 02/06 giugno 2010
Con Serghej di idee per questo week lungo ne avevamo diverse, poi data la stagione avanzata per lo scialpinismo la scelta è caduta sul ghiacciao dei Forni.
Si parte mercoledì per raggiungere il rifugio dei Forni nostra base per i primi tre giorni. Il rifugiata è molto gentile e ci da le prime dritte su come muoverci, decidiamo così per il giorno successivo di fare la Punta San Matteo dal rifugio Berni.
Concludiamo la giornata con una buona cena ammirando uno stambecco che nel prato sottostante sta pascolando, poi a nanna domattina la sveglia è prima dell’alba.
La mattina di giovedì mentre facciamo colazione buttiamo lo sguardo fuori non è il massimo, ma il meteo dice che migliora… ok usciamo …cavolo ma piove !!! ed ora ho chiuso la porta … andiamo a vedere forse passa in fretta…invece no continua per un paio d’ore, ormai è troppo tardi per partire. Facciamo un pò i turisti in valle e poi ripieghiamo col fare due tiri in falesia nei pressi del rifugio.
Ma che batosta !!!! conclusione chi l’ha gradata era in gran forma (in fondo anche l’uva era acerba….). ci consoliamo con una bella birra e poi via domani si fa sul serio…
Venerdi mattina sveglia alle 4 bisogna partire presto lo zero termico è in rialzo, destinazione Punta San Matteo, ma questa volta dai Forni ci aspettano 1500 mt. di dislivello. Portiamo gli sci in spalla per circa un ora, poi arrivati al ghiacciao finalmente ai piedi.
Ora con la neve gelata si procede spediti, Serghej davanti a fare traccia (lui è giovane….).
Lo scenario è splendido, fra seracchi e picchi innevati che risplendono sotto il sole, al centro del ghiacciao si è formato un piccolo lago con l’acqua di un blu intenso.
Consultiamo la relazione che ci dice di andare a destra, poi notiamo delle tracce di salita e le seguiamo. Procedendo il pendio si fa più ripido ed essendo gelato nemmeno i rampant danno sicurezza, decidiamo di togliere gli sci e procediamo con i ramponi. Ormai la pendenza è oltre i 40° “ma come fanno a salire con gli sci ??? Siamo proprio scarsi facciamo fatica così….”.Finalmente dopo tanta fatica la cima!!! Ormai è tardi speriamo che la neve regga, ci consoliamo pensando che il pendio è rivolto a nord. Dopo la prima parte della discesa con i ramponi calziamo gli sci tenendoci a giusta distanza dalle rocce che ormai scaricano giù neve…
A sera davanti ad una birra… “ci abbiamo messo 7 ore gli altri la fanno in 4/5, ma quanto è alto 1600 ?”, “aspetta guardo la cartina, cavolo…!!! Ser. La via va su da un’altra parte più facile, abbiamo fatto la Variante Nord….!!!!” Che……
Sabato sveglia alle 4, trasferimento al rifugio Pizzini con destinazione successiva il Cevedale.
La salita sempre sci nello zaino dura due ore, una faticata, “se arrivo al rifugio non mi muovo più ….” Poi come sempre accade posato lo zaino la fatica scompare e lo sguardo volge verso la cima. Chiediamo consiglio alla signora del rifugio sulla via via da percorrere ….non si sa mai…..
Mentre ultimiamo i preparativi incontriamo un ragazzo di Milano che è partito la sera prima alle 10 da casa è venuto su e da solo con ramponi e picche si è fatto la Nord del Pasquale, era un po’ stretto con i tempi, perché poi rientrato doveva fare notte al lavoro….un altro pianeta….!!!!!
La salita al Cevedale è bella e non ci crea grossi problemi tranne la parte finale un po’ ventata…il paesaggio è come sempre da mozzafiato
…..sulla cima ci raggiungono tre ragazzi di Bergamo, che ci fanno compagnia durante la discesa. La neve è trasformata, bellissima !!!! “cavolo ….ho imparato a sciare, guarda che curve ..!!!”…. Purtroppo la discesa finisce sempre troppo presto….
Sono già un paio di giorni che il Gran Zebrù ci fa l’occhiolino, ma forse è troppo “grande” per noi, “andiamo a dare una occhiata fino al Col di Bottiglia poi vediamo, che dici ?” , “ma quelli del corso ed i ragazzi di Bergamo vanno su, forse ci riusciamo anche noi..”
Mattina di domenica, sveglia alle 4, (non devo nemmeno puntare l’orologio).
Partiamo dal rifugio sci ai piedi per l’avvicinamento, poi ramponi e piccozza per tentare la cima.
Godiamo di un’altra splendida giornata.
Seguiamo il gruppo degli sciatori che nonostante il peso e l’ingombro degli sci ci distanziano, ma pazienza l’importante è arrivare, la sfida è con se stessi.
Certo che più di 500 mt. di salita con i ramponi sono lunghi….quando il fisico dice che non ce la fa più, il cuore scoppia, e l’ossigeno sembra essere scomparso, solo la mente si ostina a resistere; anche se attorno ci sono altre persone, si è da soli… nei lunghi momenti della salita tanti pensieri ….e ricordi…Poi un passo dopo l’altro la Cima…!!!, una foto, e il pensiero della discesa….
Ci siamo riusciti….le montagne si sono concesse a noi….ora il rientro al rifugio dei Forni, non senza un ultimo sguardo al Gran Zebrù……
Grazie a Serghej per avermi seguito in questa idea un po’ “pazza”…..
Paola
. Il sorriso non è mancato sul viso di nessuno anche se l’esperienza dell’acqua in parete non è mai piacevole, neanche per i veterani.









